Lecorse nel dna, la passione per la velocità, la voglia di superare i limiti e sfidare la morte a ogni occasione. Tutto questo rischia di costare caro al pilota polacco rimasto gravemente ferito domenica mattina nella prova speciale del rally Ronde di Andora, nel savonese. I prossimi giorni decideranno del suo destino. Trasportato d'urgenza all'ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, il driver della Renault è stato sottoposto a sette ore di intervento chirurgico per salvargli la mano destra (braccio è lo stesso in cui dal 2003 il polacco porta una placca a causa di un altro incidente) rimasta spappolata nell'impatto. L'arteria è rimasta miracolosamente integra e il luminare della microchirurgia Igor Rossello ha ricucito i tessuti e le connessioni nervose, ma è presto per sapere se tornerà a una completa funzionalità: «L'intervento chirurgico è terminato nel miglior dei modi. Abbiamo riparato le lesioni tendinee. Per un ritorno a pieno dell'uso dell'arto servirà almeno un anno. Ha perso molto sangue e sicuramente rischiato la vita». E' stata ricomposta anche una frattura alla gamba destra e risolta una complicanza polmonare. In ospedale è accorso Fernando Alonso andato via, dopo due ore, visibilmente provato. La notizia del tremendo crash esplode in mattinata, nel pomeriggio siti, blog e chat sono stracolmi di messaggi di incoraggiamento a uno dei piloti più bravi e simpatici della Formula 1, due qualità che di rado vanno a braccetto. Nei test di Valencia aveva siglato il miglior tempo, segno che questa era l'annata buona per esaltare (finalmente) il suo indiscutibile talento. E invece la sorte era in agguato, c'era un conto in sospeso dal GP del Canada. Sembra che a tradire l'esperto pilota sia stato l'asfalto viscido e un fondo irregolare dovuto alla radice di un albero. Kubica e il navigatore Jacub Gerber, uscito illeso, erano vicini allo start della seconda gara Ronde di Andora, quando la Skoda S2000 ha deviato di 80° ed è uscita di strada a forte velocità finendo sulla cuspide di un guard rail, che ha tranciato i piantoni del roll-bar, e fermandosi contro il muro di una chiesetta. Ci sono voluti novanta minuti per estrarre dalle lamiere Kubica e trasferirlo al Santa Corona. Aveva 4 anni il pilota di Cracovia quando iniziò a frequentare le piste, forte il suo legame con l' Italia dove nel 1998 vinse il campionato internazionale. Ora di anni ne ha appena 26 e lotta per vincere il suo Gp più importante: ritornare a una vita normale. Di certo non sarà sulla griglia di partenza del Gran premio del Bahrain il 13 marzo. Senza il suo pilota di punta, la Renault dovrà pensare a chi affiancherà Petrov. Due i papabili: o il collaudatore Grosjean o l'ex ferrarista Kimi Raikkonen. «Sappiamo che nello sport dei motori ci sono alti rischi, non solo in Formula 1, ma anche in tutti i tracciati in cui vado a correre». Robert Kubica non immaginava neppure quanto avesse ragione.
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