Lapartita del cuore di Reja comincia negli spogliatoi, quando saluta i suoi vecchi ragazzi. Gente come Hamsik o Lavezzi, con i quali ha portato il Napoli in Europa. Ma ancor di più Grava o Iezzo, che l'avventura con lui l'hanno vissuta fin dall'inizio, nell'inferno della C. Poi inizia la partita vera, e i ricordi diventano armi da sfruttare a proprio favore. Hamsik è arginato alla perfezione, Lavezzi invece dimostra di averne fatta di strada in due anni, di essere «cresciuto sia come calciatore che come uomo», come riconoscerà Reja nel dopogara. Finisce la partita, la Lazio ha vinto. Edy stringe la mano al suo nuovo argentino dei miracoli, Zarate. Anche un modo per chiudere tre giorni di polemiche su un rapporto che vive costantemente di alti e bassi. Poi corre sotto la curva dei napoletani. È il momento più toccante, applaude, si batte la mano sul cuore, dagli spalti i partenopei rispondono con un'ovazione. Perché nel calcio si vince e si perde, ma per fortuna correttezza e schiettezza contano ancora, soprattutto per i tifosi. In sala stampa il saluto ai giornalisti partenopei, «che spesso mi hanno maltrattato, ma oggi rivedo con gran piacere» e il riconoscimento a Zarate, «che finalmente mi ha fatto vincere una partita». Poi la stoccata a chi lo «maltratta» adesso: «Troppe critiche per noi, in fondo abbiamo sbagliato solo una partita. E quelli che hanno riposato a Cesena oggi sono stati determinanti. Siamo forti, lotteremo al vertice fino alla fine». Quello che col Napoli non gli riuscì. L'ultima sfida da vincere.Car. Sol.
Il suo «derby» è questo.
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