Non succede spesso, ma quando succede sai che goduria: evadere dalle ferree logiche dei velocisti è un evento che ha un che di liberatorio, per i Papillon che riescono nell'impresa e anche per chi assiste e invariabilmente si ritrova, come davanti a un Fuga da Alcatraz, a fare il tifo per chi prova a far saltare il sistema. Al Giro d'Italia è arrivata in porto la prima fuga (con Nibale che ha retto e rimasto comunque in rosa): nella tappa (Novara-Novi Ligure) che doveva suggellare la compattezza di un gruppo votato al volatone, dopo i ventagli e le cadute olandesi (che di fatto fin qui avevano impedito che si realizzasse uno sprint generale), ci sono stati tre carneadi che si sono messi di traverso. Uno è giapponese: Yukiya Arashiro, andato vicino alla vittoria in una frazione del Giro come mai nessun asiatico prima di lui; gli altri due sono francesi, a confermare la discreta rinascita del pedale transalpino cui stiamo assistendo ultimamente: Julien Fouchard e Jérôme Pineau, e quest'ultimo, sia detto per inciso, è quello che ha festeggiato sotto lo striscione. Con loro c'era pure il tedesco Voss, che però si è staccato dopo aver conquistato i due Gpm di giornata. Gli altri, invece, noncuranti del gran lavoro che la Lampre di Petacchi svolgeva davanti al gruppo allo scopo di recuperare terreno, hanno tenuto duro fino a un finale che definire appassionante è poco: tenuti a vista da un plotone ormai lanciatissimo verso lo sprint, i fuggitivi hanno resistito coi denti, riuscendo per pochissimi metri ad anticipare il ritorno degli inseguitori. Proprio Arashiro ha provato un contropiede sul rettilineo finale, ma alla fine ha avuto la meglio la maggior esperienza di Pineau. E in fondo è giusto che la tappa dedicata a Fausto Coppi (nel cinquantennale della sua morte) abbia premiato un'azione tanto coraggiosa. Oggi Fidenza-Marina di Carrara, 172 km con le prime salitelle appenniniche di questo Giro.
Ciclismo: Nibali tiene
