Fabio Capello e Carlo Ancelotti su tutti, l'Inghilterra che torna tra le favorite del Mondiale, il Chelsea primatista in Premier League, la vetrina inglese è sotto le luci dei riflettori, le attuali difficoltà di Zola legate soltanto alla crisi economica del suo West Ham. E ancora la pattuglia svizzera e quella romena, ma anche il Reja che ha rivitalizzato l'Hajduk di Spalato. Ma con Luciano Spalletti si torna alle posizioni di vertice, attesa da tempo l'ufficialità di un accordo annunciato, quello con lo Zenit di San Pietroburgo, anche una leggenda come il Manchester United tra i suoi scalpi, con la Supercoppa Europea. Nella metropoli dell'Ermitage, già potrà parlare in italiano con Rosina, scampato in tempo al disastro granata. A Roma già si teme che Luciano si ricordi degli artefici del miracolo romanista, portando con sé qualche protagonista. Aspirazione ineccepibile dal punto di vista professionale, ma che fatalmente indurrebbe il tifo capitolino a trasformare l'appello per un legame a vita nell'astio che più volte ha colpito chi, spesso senza possibilità di scelta, ha dato l'addio alla Capitale. Mi auguro vivamente che questi atteggiamenti poco gradevoli siano risparmiati almeno a Luciano Spalletti, per il quale è giusto invece auspicare il più radioso avvenire, nella non facile impresa che lo attende. Nessuno deve dimenticare, anche se da queste parti spesso la memoria è labile, come Spalletti possa essere incluso di diritto in una ristretta galleria che comprende i nomi di Liedholm, di Eriksson, di Capello. Due delle sue quattro stagioni in giallorosso, hanno regalato non soltanto risultati straordinari, con uno scudetto mancato per pura sfortuna, diciamo così, con il record storico dei punti conquistati, posizioni di vertice a garantire le risorse della Champions. Da un anonimato alle soglie della B, a una visibilità per il mondo intero, gioco e spettacolo da standing ovation. Grazie Luciano, e buona fortuna.
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