Triste Juve. Battuta in casa dal Bayern Monaco (4-1), fuori dalla Champions League fin dalla prima fase, a lezione di calcio per novanta lunghissimi minuti. Un'uscita dalla Champions che costerà anche soldi veri: almeno una dozzina di milioni, certo non bruscolini. Adesso resta l'Europa league: consolazione magrissima. Gigi Buffon va regolarmente in campo. L'operazione di menisco (ginocchio sinistro) si farà oggi - come era nei programmi - e il portiere rivedrà il campo tra una quarantina di giorni: più che a rischio, insomma, la sfida contro il Milan del 10 gennaio. Al suo posto, da sabato, giocherà Manninger, che l'anno passato ha (quasi) sempre fatto bene quando è stato chiamato in causa. In compenso la cattiva notizia di ieri, che segue quella del ko di Chiellini annunciato lunedì (coscia destra, 20 giorni di prognosi), è il nuovo guaio muscolare di cui è vittima Sissoko: la distrazione muscolare di primo/secondo grado all'adduttore lungo della gamba sinistra – stesso infortunio diagnosticato a fine ottobre - lo costringerà a restare lontano dai campi per almeno un mese. Ferrara rispolvera quindi Camoranesi e, come previsto, rilancia il redivivo Trezeguet: il Bayern fa in tempo a colpire un palo (colpo di testa di Olic, Buffon battuto) e a prendere possesso della partita fino a quando proprio il francese inventa il suo gol numero 168 con IN bianconero grazie a una clamorosa spaccata al volo su cross di Marchisio. I tedeschi reagiscono, è chiaro: Schweieinsteiger, Olic e Gomez fanno paura, Buffon è attento ma quando Caceres stende il croato (errore di Legrottaglie in disimpegno, però) in mezzo all'area, il numero uno bianconero nulla può fare sul rigore trasformato dal suo collega Butt (terzo gol alla Juve in carriera). La Juve subisce, sempre e comunque: i rossi paiono essere di più e, paradossalmente, sono pericolosi anche in contropiede in virtù di un'organizzazione che la Signora non possiede. Il paracadute di potersi accontentare del pareggio permette alla Juve di respirare ogni tanto, ma l'angoscia è tangibile la fatica pure: Del Piero pare quello (lento e prevedibile) dei tempi di Capello, Diego non inventa mai e Felipe Melo è il solito pasticcione per di più tatticamente ingenuo. Sette angoli a zero a metà gara certificano il dominio dei bavaresi, che iniziano a spron battuto anche la ripresa: Ferrara toglie Del Piero per Poulsen, Pranjic si mangia un gol ma non passano nemmeno sette minuti che Olic la butta dentro dopo una respinta di Buffon su Gomez. Diego (fischiato) lascia il posto ad Amauri, il finale è un disperato assalto fatto di nervi e poco altro: ci prova Tezeguet, Marchisio non si tira indietro ma la Juve è piccola piccola e nel finale crolla altre due volte. Verdetto non giusto: giustissimo.
Disastro Juve

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