É stato amore a prima vista. «Ho visto uno stadio meraviglioso - afferma il talento sudamericano a margine di una conferenza con il suo sponsor tecnico - quando gli spettatori dell'Olimpico hanno intonato il mio nome, ho provato una grandissima emozione». Quattro gol in quattro partite: meglio di così l'attaccante non avrebbe potuto iniziare. Ma mercoledì notte, la porta della Fiorentina, sembrava essere stregata. «Sono stato molto contento per il risultato ottenuto - continua Zarate - ma in campo mi sentivo responsabile per gli errori commessi sotto porta: temevo che la squadra non riuscisse a portare a casa i tre punti. Non è stata la mia serata, per fortuna è comunque arrivata una vittoria preziosa. Ho provato a far gol in tutti i modi, ma non c'è stato verso: un po' per meriti del loro portiere, un po' per demerito mio». Zarate sogna a occhi aperti, anche se gli inizi non erano stati del tutto incoraggianti: una preparazione fisica devastante, la scarsa considerazione del tecnico, le gambe che non volevano proprio saperne di girare. A tutto questo, è necessario aggiungere la panchina nella presentazione ufficiale contro i greci del Paok Salonicco e l'esclusione nel primo turno di coppa Italia contro il Benevento. «All'inizio non stavo bene fisicamente - ammette l'attaccante - mi mancava lo scatto, la rapidità nei movimenti. Ho cercato di sviluppare maggiormente la velocità, l'ho fatto sobbarcandomi carichi supplementari di lavoro. Sentivo il bisogno di allenarmi di più perchè mi sentivo indietro con la preparazione, non volevo deludere chi aveva scommesso tanto su di me come il presidente Lotito». E i risultati sono arrivati immediatamente, a partire dall'esordio in campionato contro il Cagliari. «Rossi mi ha dato la possibilità di giocare, è andata bene. Ora devo continuare su questa stessa strada. Il tecnico mi chiede di coprire, di aiutare i terzini e, ovviamente, di far gol». Per ora, il bomber di Haedo è in testa alla classifica dei cannonieri in compagnia di Diego Milito. Il trono di miglior goleador del campionato è un obiettivo, ma non quello primario. «La squadra viene prima di ogni altra cosa - puntualizza Zarate - l'obiettivo massimo è lo scudetto, ma vogliamo arrivare almeno tra le prime quattro. Stiamo lavorando per riportare la Lazio in Champions League. Poi, se dovesse arrivare anche il titolo dei capocannonieri, sarò doppiamente felice». La Lazio ha il miglior attacco del campionato e non sarà difficile mantenere la vetta di questa particolare classifica se gli attaccanti continueranno sulla strada intrapresa nelle prime quattro giornate. «Là davanti ci intendiamo benissimo, in campo sappiamo a memoria i movimenti che dobbiamo fare, abbiamo trovato i giusti equilibri. Rocchi? E' un grande attaccante, quando tornerà a disposizione sarà la nostra arma in più». L'argentino ha la spensieratezza dei vent'anni, e non soffre il confronto con Messi al quale il suo presidente lo ha paragonato. «Non ho sentito la responsabilità per questo paragone, ma personalmente lo ritengo eccessivo: Lionel Messi è il numero uno al mondo. Il calcio italiano è molto simile a quello argentino, forse un po' più tattico. Devo ringraziare mio fratello Sergio se mi sono inserito così bene, i suoi consigli sono stati preziosi. Mi ha messo in guardia, dicendomi che questo è un campionato difficile, ma allo stesso tempo mi ha suggerito di restare tranquillo, di non strafare e di mettere in pratica quello che so fare. Il futuro? Spero di restare alla Lazio, qui mi trovo bene».
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