Ma quella olimpica sarebbe stato l'ultima gara ufficiale perduta dagli azzurri di fronte alle furie rosse: così che adesso a loro resta l'incubo di una sorta di tabù, a noi il ricorso a talismani per eludere la legge dei grandi numeri. Scorrono, le ore di approccio alla sfida di domenica, tra reciproche attestazioni di rispetto e volgarissimi scongiuri, oltre alle chiacchiere da bar che tentano di alterare una calma resa piatta dall'assenza di novità apprezzabili, l'infortunio di Barzagli pesa, ma già si era capito che questo Europeo non aveva mostrato ai nostri difensori un volto benigno. Si procede, intanto, a delineare la prima semifinale, stabilire quale sarà l'avversario dei tedeschi giovedì prossimo a Vienna. Già, perché la squadra che non muore mai, quella Germania mai battuta ai quarti di una grande competizione, ha sorpreso tutti anche stavolta. Due volte in doppio vantaggio, ha dovuto soffrire fino al fischio finale la disperazione dei portoghesi, ma alla resa dei conti hanno deciso, nel complessivo disastro delle difese centrali, i più ingenui, i meno tenaci, il risultato non è usurpato. Torna in campo la corazzata olandese, l'Imperatore Terim cerca con la sua Turchia l'ennesimo miracolo, dopo la sofferta vittoria sulla Svizzera imbottita di turchi e il romanzesco sorpasso ai danni dei cechi, vittime della sindrome del lemming, roditore simbolo della vocazione al suicidio. Sembra a senso unico, il pronostico, anche perché Van Basten ha risparmiato i pezzi da novanta, sicuro del convinto impegno delle seconde linee contro la Romania. Francamente difficile pensare a un terremoto, i turchi non vantano neanche crediti con la sorte.
La squadra
che non muore mai