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Sensi chiude la porta

È arrivato ieri pomeriggio uno dei tasselli che tutti aspettavano e del quale si era discusso a lungo più volte: il prolungamento contrattuale del portiere brasiliano Doni. «L'accordo raggiunto di durata quadriennale - recita la nota ufficiale della società - con scadenza al 30 giugno 2012, prevede il riconoscimento al calciatore di un compenso lordo di 3,8 milioni di euro, per la stagione sportiva 2008/2009, di 3,9 milioni di euro, per la stagione sportiva 2009/2010, di 4,1 milioni di euro, per la stagione sportiva 2010/2011, e di 4,3 milioni di euro, per la stagione sportiva 2011/2012, oltre a premi individuali al raggiungimento di prefissati obiettivi sportivi». E il quadriennale di Doni è il primo passo di una lunga serie di scadenze che dovranno essere affrontate a breve. I due prossimi nodi, per niente trascurabili dovrebbero essere quelli dei rinnovi di De Rossi (e lì ci sarà da sudare perchè si andrà a discutere un contratto pesantissimi: quello del «dopo-Totti») e di Aquilani. A tal proposito ieri il Daily Telegraph ha svelato un interesse del tecnico dell'Arsenal Wenger proprio per Aquilani. Il club inglese vorrebbe infatti rimpiazzare Flamini con il giallorosso e sarebbe pronto a mettere sul tavolo 12 milioni di sterline: qualcosa simile a diciotto milioni di euro... non pochi. Ma Aquilani vuole rimanere nella «sua» città, cosa confermata anche ieri nel breve «round» trascorso al Foro Italico per gli Internazionali di tennis: «Io voglio rimanere al cento per cento, non ho dubbi». Che detto così assomiglia molto a una firma su un foglio bianco: ma non sarà così semplice. Già, perchè il nodo, quello vero, sarà definire un futuro societario al momento tutt'altro che certo. Di sicuro c'è la volontà della famiglia Sensi di non lasciare la guida della società giallorossa: e il rinnovo di Doni andrebbe proprio in quella direzione. Ma altrettanto certa è la volontà delle banche (Unicredit è la più esposta per conto dei Sensi) di rientrare dell'enorme «esposto». Il numero uno di Unicredit Profumo è stato chiaro nell'Assemblea dei soci di giovedì: la banca aspetta il piano di rientro senza il quale non intende andare oltre e si riserva l'opportunità di ricorre al famoso 2% che la potrebbe mettere in «maggioranza». E non a caso Soros e i suoi advisor tornano a sorridere, sono lì che aspettano, perchè il prossimo passo potrebbe essere proprio quello del contatto «diretto». In soldoni vuol dire che se la banca dovesse sentire puzza di bruciato sul piano di rientro, potrebbe andare a «vedere» l'offerta degli americani fin qui mai palesata dalla famiglia Sensi, direttamente dagli advisor che l'hanno formulata. E sarebbe ovviamente legato a tutto questo, l'ennesimo blitz dell'ad giallorosso Rosella Sensi vista anche ieri a Civitavecchia dove avrebbe avuto un incontro con le autorità portuali (c'era anche il presidente Ciani) probabilmente proprio per discutere sul futuro dei «beni» petroliferi (depositi Sipic, Sodeco, torre) che potrebbero essere gli asset da inserire nel «piano» al posto della As Roma. Può succedere ancora tutto.

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