Un palo per i grifoni, uno per la Roma, ma anche un clamoroso abbaglio di Rosetti: inspiegabile come a un arbitro internazionale possa essere sfuggita la plateale trattenuta per la maglia di Bega su Vucinic lanciato a rete. Senza quella svista, la Roma avrebbe sofferto molto di meno, ha comunque legittimato la sua impresa: che vale doppio, perché era una Roma dimezzata, fuori Totti, Taddei, Perrotta, Aquilani e Mexes, De Rossi tornato acciaccato dalla parentesi azzurra, Juan e Doni appena rientrati dal Brasile. La Roma farfalla, bellissima e innamorata di se stessa, che sempre aveva prodotto grande spettacolo e grandi sprechi, torna a pensare. A Genova una squadra tosta, attenta, pratica, in linea con le esigenze dettate dai problemi di organico, meglio quando l'ingresso di Giuly al posto di Brighi ha restituito la regia a Pizarro, non a suo agio nella posizione di Perrotta. Per un paio d'ore, i romanisti si sono goduti anche il primato in condominio della classifica prima che l'Inter, partenza a razzo ma qualche affanno finale anche per le tante assenze, liquidasse l'Atalanta e si riprendesse il vertice solitario. Era, quella di Marassi, la prima delle due classiche proposte dal tredicesimo turno, l'altra è quella tra Milan e Cagliari, ma forse le attenzioni della domenica vanno rivolte alla sfida tra Juventus e Palermo, importante in chiave primato, così come il viaggio della Fiorentina a Reggio, sul piano delle emozioni da seguire il confronto dell'Olimpico, Lazio e Parma per onorare una comune tradizione importante.
Tre punti
contro Rosetti e l'emergenza