In attesa della "nuova versione", la serie A attuale sarà diretta da giacchette nere dotate di auricolare (da domenica per la A, più in là per la B) ma silenziose: dopo il 90° non si parla, resiste il silenzio. Al massimo, arriverà un portavoce che prenderà la parola per la categoria. A fare il punto della situazione dei fischietti, all'Hotel Hilton di Fiumicino, è Cesare Gussoni, presidente dell'Associazione italiana arbitri e Commissario della Can. «Ieri è stata una giornata normale», dice commentando il rendimento dei fischietti nell'ultima domenica di campionato. «Non ci sono stati errori evidenti e mi è sembrato quasi di avvertire un po' di delusione nei commenti...». Il weekend senza drammi dipende dagli insegnamenti di Pierluigi Collina, neoconsulente dell'Aia? «Mi sembra prematuro», glissa Gussoni. La classe arbitrale italiana sta pagando le conseguenze delle scelte dirigenziali effettuate negli ultimi 10 anni. «Si può risalire la china - prosegue Gussoni - ma serve un cambiamento». La soluzione, non imminente, secondo il presidente è nello sviluppo di un super-professionismo. «Io vedo una serie A arbitrata da super-professionisti e una serie B arbitrata da professionisti e non professionisti. Il problema di questo periodo riguarda la decisione di creare un vertice con 41 uomini e di porre serie A e serie B sullo stesso piano. È una visione demagogica. Secondo me, la serie A deve essere affidata ad un gruppo di 20 direttori di gara, non di più».
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