C'è e quest'anno è ancora più forte grazie a nuovi innesti ma soprattutto a una consapevolezza derivante da quanto di buono fatto nella scorsa stagione. E, il giorno dopo un successo in Champions che mancava da quasi tre anni, sull'onda dell'entusiasmo è il campione del mondo Daniele De Rossi a mettere in guardia «tutti» sulle potenzialità di questa squadra. Sulla Roma Consapevolezze, esperienza e nuovi innesti i punti di forza di quella che è diventata una delle grandi del campionato. «La scorsa stagione ci è servita molto. La vittoria in Champions l'abbiamo voluta e la Roma è questa. Speriamo che sarà così anche quella del futuro perché dobbiamo imparare a soffrire. Sicuramente siamo più maturi, abbiamo più equilibrio. In entrambe le gare giocate, ieri e sabato, siamo venuti fuori dopo un brutto primo tempo. Motivo? È un segnale evidente di maturità, perché ora la Roma sa soffrire e rimboccarsi le maniche». Un plauso al mercato della società fatto di scelte oculate senza grandi colpi. «Avevamo bisogno di innesti giusti e sono arrivati, senza nomi stellari. Pizarro? Con lo Shakhtar è stato importantissimo, uno con le sue caratteristiche, quando si vince, è fondamentale per come tiene palla. È lo scoglio a cui aggrapparsi, è un piacere giocare con lui». Corsa scudetto Non pronuncia la parola scudetto, come fosse vietata da direttive tecniche, ma il discorso è chiaro. «Non so se è una Roma da scudetto, forse è presto per parlarne. Siamo forti e dobbiamo considerare che ce la giochiamo con altre altrettanto forti, ci metto l'Inter, il Milan anche se ha la penalizzazione e il Palermo. Poi ogni campionato ha la sua sorpresa, noi speriamo di essere quella del 2007». La nazionale Il mondiale vinto è arrivato come manna liberatrice per De Rossi che aveva iniziato con quella espulsione per la gomitata a McBride che ha tenuto banco per settimane. «Non smetterò mai di ringraziare Lippi per avermi fatto giocare la finale. Sapeva di aver tutto da perdere, ma non gli è importato. Il rigore? Non mi sarei mai tirato indietro, non fa parte del mio carattere, anche perché dovevo riscattare tutto quello di cattivo che era stato detto contro di me, la mia famiglia, la mia città. Mi hanno dato del killer, dell'assassino». Con Donadoni alla guida la nazionale secondo De Rossi può fare ancora bene, ma i paragoni con l'Italia di Berlino non fanno bene a nessuno. «Dobbiamo stare vicino all'Italia e a Donadoni, finito già nelle critiche. Penso si senta già in bilico, ma ci vuole equilibrio e farlo lavorare sereno. L'Italia di Berlino è unica perché ha alzato la coppa e i paragoni non servono, ma questo nuovo gruppo ci può far divertire». Totti e l'azzurro Sul ritorno in nazionale di Totti è diretto: è una scelta che spetta solo a lui. «È una decisione che prende a sue spese perché alla fine può decidere di non tornare e rischia che il ct non lo aspetti. È spiacevole che tutti mettano bocca su questo e io da suo amico e compagno e giocatore della nazionale mi sento anche un pò in imbarazzo e non vorrei metterci bocca. È una cosa che riguarda Francesco e Donadoni. Oddo? È un ragazzo eccezionale con cui abbiamo passato, anche con Totti, due mesi bellissimi e un'esperienza indimenticabile». Cassano vice Totti Un passaggio finale sull'ex compagno Cassano da molti indicato come l'erede naturale di Totti. Qui De Rossi non è d'accordo. «Tecnicamente non si discute, è un giocatore importante per la nazionale e per il Real ma paragonarlo con Totti è investirlo di un'eredità importante. Francesco ora si è anche affermato vincendo il mondiale da titolare, è presto per paragonare Antonio a lui e per parlare di dualismo tra loro». Già Totti resta Totti.
Commenti
I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.