Non la sua specialità, meglio dirlo subito. Però, dopo il bronzo vinto sui 5000 e i due ori in staffetta e sui 1500 metri, tanto vale provarci. Con la faccia stanca e il morale a mille, su una distanza «massacrante» come l'ha definita lui stesso: «Punterò al podio, perché mi sembra giusto e logico. Ma sarà più che altro una passerella che mi permetterà di salutare tutti gli italiani che hanno fatto il tifo per me in questi giorni». Le fatiche di Enrico I, come è stato soprannominato in questi giorni, stanno insomma per terminare. Di sicuro, è lui l'italiano che sarà ricordato come uomo simbolo dei Giochi. Per le medaglie vinte, per il modo in cui sono arrivate, per la semplicità del personaggio: «Tutto quello che mi sta succedendo è molto piacevole, ma io non vedo l'ora di tornare a casa, abbracciare mia nonna e farmi una passeggiata tra i monti». Oggi la gara inizierà alle ore 17: tredici minuti circa a girare in tondo cercando di andare il più veloce possibile. Nessuna sfida uno contro uno, ma solo il cronometro come punto di riferimento. «E' questo il bello del nostro sport — ha detto Fabris — puoi metterti alla prova, senza barare né poterti ritenere fortunato. Se hai benzina, vai: altrimenti, nulla». Infine ultima gara olimpica per Gabriela Peruzzi nei trenta chilometri a tecnica libera. Dom.Lat.
TORINO — Tocca di nuovo a lui.
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