Prima sconfitta stagionale, prevedibile, anche se ci si aspettava qualcosa di più dalla squadra di Delio Rossi. Ma contro la premiata ditta Sheva-Kakà le certezze biancoceleste si sgretolano ben presto, dopo un quarto d'ora per la precisione quando i padroni di casa mandano in crisi la coppia Stendardo-Siviglia: finisce 2-0 ma avrebbe potuto andare peggio se Sereni non avesse limitato i danni della ripresa dopo aver commesso però un clamoroso errore sul raddoppio rossonero. Di Canio e Oddo non bastano per salvare la pelle, meglio pensare al Palermo che domenica si presenta all'Olimpico. Nel Milan c'è Vieri al centro dell'attacco mentre Maldini riposa. La difesa è composta da due ex, Nesta e Stam. Delio Rossi fa esordire Giallombardo e rispolvera Liverani in regia. Davanti gioca la coppia Di Canio-Rocchi. Ancelotti sorride dalla panchina e chiama subito l'assalto per dimenticare in fretta la sconfitta con la Samp e il Milan risponde subito presente. La Lazio si piazza davanti a Sereni pronta a ripartire in contropiede. Behrami tenta di esorcizzare subito la paura per l'esordio a San Siro con un fendente velenoso che però si perde lontano dai pali di Dida. È solo un'illusione perché, come anticipato. dopo il decimo si sveglia Sheva: dribbling fin troppo facile su Stendardo e palla in rete. Milan avanti e biancocelesti in black out. Pochi secondi e Pirlo si defila sulla destra bevendosi Giallombardo, Sereni smanaccia malamente e per Kakà è un gioco da ragazzi fare il 2-0. In poco meno di un quarto d'ora la partita prende un indirizzo preciso, quello più scontato peraltro. Rossi prova a scuotere i suoi temendo il crollo umiliante. Di Canio al 20' libera Zauri davanti al portiere ma il laterale biancoceleste tira tra le braccione protese di Dida. Perlomeno è un segnale che la Lazio, se affonda, trova una difesa non impenetrabile. Pochi minuti e ancora Sheva si presenta davanti a Sereni che stavolta replica bene riscattando la sul raddoppio rossonero. La difesa di Rossi soffre troppo gli spunti in velocità di Sheva e Kakà, va in barca ogni qual volta gli attaccanti di casa spingono sull'accelaratore. Giallombardo naufraga davanti a Cafu, Behrami arranca anche se fa intravedere buone potenzialità e così la Lazio si appoggia su Liverani e Di Canio, ancora una volta i migliori di un primo tempo senza storia. Si riparte e Delio Rossi cambia gli esterni: dentro Pandev (ancora a destra) e Manfredini, fuori Giallombardo e Behrami. Pochi secondi e la difesa biancoceleste va ancora in crisi: fuorigico sbagliato e Sereni salva sulla saetta di Sheva. Del resto la Lazio deve sbilanciarsi per necessità con il pesante fardello di due reti da recuperare e così facendo lascia praterie ai veloci avversari. Oddo impegna ancora Dida sulla solita invenzione di Di Canio, sempre ispirato. Ma c'è poco da fare contro lo strapotere milanista anche perché sulla fasce il gioco non decolla e in mezzo c'è poca qualità nonostante gli sforzi di Liverani, costretto a lasciare la regia a Baronio al 20' del secondo tempo. L'immagine più ricorrente della partita resta lo stacco di Stam sul lancio lungo della difesa laziale, con «puffo» Rocchi sovrastato dal gigante olandese. Il tabù San Siro resiste: sono quindici anni che i biancocelesti non passano sul campo del Milan. La sensazione è che ne passeranno molti altri, purtroppo. Con le due tifoserie, storicamente nemiche, unite incredibilmente per una volta: nella contestazione al presidente Lotito. Striscioni biancocelesti e rossoneri. Almeno su questo tutti d'accordo.
Lazio, fine del sogno
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