Il tecnico non si nasconde ed è pronto ad accettare la sfida della sua carriera. «Sono felice di essere approdato qui. Per farlo ho rinunciato a situazioni importanti. Bisogna rispolverare qualità e requisiti fondamentali di un gruppo che forse ha un po' smarrito la convinzione nei propri mezzi. Sento parlare di Champions League: per ora sarei più cauto». Il suo viaggio in giallorosso comincia con la spada di Damocle della sentenza della Fifa, che ha rallentato tutte le operazioni dell'estate. «Questa fase di incertezza ci penalizza, ma già ora siamo un buon gruppo. Pizarro è un ottimo giocatore, ma si può riuscire ad allestire una squadra competitiva anche senza di lui. Manca qualche elemento per completare l'organico e dovremo ridurre la rosa. Ad esempio, abbiamo difensori centrali in esubero e pochi laterali podisti. Però, ad analizzare bene il materiale umano a disposizione attualmente, penso che sarebbe utile clonare qualcuno, invece di cercarne altri. Non pensiamo che l'erba del vicino sia sempre più verde della nostra». Già, ma al suo mosaico continuano a mancare tasselli preziosi: «Non c'è il classico centravanti di peso, la prima punta. Con questa tipologia di giocatore potremmo completare il reparto. Ci manca l'attaccante boa che facilita la manovra, perché Nonda ha altre prerogative. Se non riusciremo ad arrivarci si può sempre modificare l'assetto tattico con altre varianti, in grado di supplire ad alcune eventuali lacune specifiche. Ma le alternative non devono essere troppe. L'ideale sarebbe poter contare su 23 o 25 giocatori. Altrimenti chi non gioca finisce col perdere gli stimoli e si può ingenerare tensione». I fuoriclasse romanisti continuano ad essere contesi dalle grandi squadre. «Sono convinto che rimarranno tutti i nostri campioni. Da Cassano a Mancini, passando per Chivu. Se poi non ce la dovessimo fare a resistere, dovremo essere bravi a rimpiazzare eventuali partenze con sostituti di pari valore. Sul mercato possono succedere molte cose, spesso ci sono dinamiche da accettare». Situazione fluida, insomma, intanto il suo primo breve impatto con la squadra è stato positivo: «Ho parlato ancora poco con i ragazzi e ho motivo di credere che tutti parteciperanno alla stesura delle norme da rispettare all'interno dello spogliatoio. Le regole le fanno loro, con la disponibilità e il rispetto reciproco. La cultura del lavoro è basilare per ottenere le vittorie. Se non si corre non si arriva da nessuna parte. Cercheremo di riproporre alcuni aspetti della gestione di Udine, come la compattezza, l'organizzazione del lavoro, e la voglia di migliorare. Dobbiamo ragionare di squadra: non esistono furbi e scemi. D'altronde chi è ora nello spogliatoio sa benissimo come deve comportarsi». Ci sono parecchi giocatori in attesa di sistemazione. Ferrari e Sartor sono tra questi. «Mi auguro che non ci sia nessuna turbativa. La Roma è una grande società: penso che non vi sia giocatore che faccia pressioni per lasciare la Capitale. Ferrari è un buon difensore che ha vissuto un'annata particolare: non è semplice reagire con personalità alle pressioni di una grande piazza, competente ed esigente come questa. Discorso analogo per Sartor».
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Ieri primo giorno di lavoro della nuova era