Domani, solo quattro mesi dopo aver vinto quel torneo, rischia di regalare lo scudetto Primavera alla Roma di Alberto De Rossi. La storia di Stefano Okaka è di quelle da raccontare. I suoi genitori si trasferirono 25 anni fa a Castiglion del Lago, nel verdeggiante panorama del Trasimeno. Le radici, oltre alla casa, si chiamano Carlo e Stefania. La sorella gemella di Stefano appunto, promessa della pallavolo. Anche Austin giocava a calcio come attaccante, prima di interrompere per studiare e lavorare. E forse mai avrebbe immaginato di avere le soddisfazioni cui sta assistendo nel seguire il suo gigante di nemmeno 16 anni segnare in giro per l'Italia. Mamma e papà Okaka vivono oggi nel centro sportivo di Trigoria, impiegati dalla Roma per consentire a Stefano di non affrontare da solo l'avventura nella Capitale. Dopo le prime esperienze nel Centro Italia Parma e i due anni nel Cittadella, avvalorando una segnalazione di Zibì Boniek Bruno Conti non esitò a contattare i genitori proponendo il trasferimento a Roma. Nel frattempo erano già arrivate le convocazioni per due stage a Coverciano con le rappresentative giovanili e le attenzioni del Milan. Il ragazzo prodigio scelse però Totti, Montella e Cassano, dopo averli ammirati dal vivo nel suo breve soggiorno di prova. Okaka è cresciuto con il mito di Jay Jay Okocha, l'estroso fantasista nigeriano che quasi riuscì a sbarrare la strada all'Italia di Sacchi nei mondiali americani del '94. Di Okocha non possiede il vellutato tocco di palla né la straordinaria abilità nei calci da fermo, ma Stefano gode già di una considerazione pari a quella dei connazionali Eliakwu e Benjamin. I suoi margini di progresso ancora tutti da esplorare, forse insondabili. Di lui i componenti lo staff tecnico dicono da mesi: «Dovrà ancora lavorare e migliorare molto sui fondamentali: poi avrà tutte le carte in regola per sfondare». Da De Rossi a Conti, da Stefanelli a Pedini, tutti gli uomini che lo seguono da vicino nella maturazione sono in qualche modo costretti a frenare gli entusiasmi attorno a questo centravanti che si sta imponendo a suon di gol. Ma è legittimo parlare ancora di diamante grezzo per un ragazzo capace di bruciare le tappe e risultare decisivo in tutti gli appuntamenti importanti? Il suo apporto è stato fondamentale in questi mesi finali di stagione. Quattro centri negli ottavi di finale con il Parma, uno con il Cagliari nei quarti, un altro ancor più pesante in semifinale con la Juventus. Il suo ruolino personale di marcature parla chiaro: 21 gol con gli Allievi, 9 con la Primavera. Un biglietto da visita impressionante, per chi si confronta spesso con avversari anche cinque anni più esperti di lui. Un divario enorme, soprattutto a questi livelli. Del resto, per Okaka è stata da sempre un'abitudine fronteggiare atleti anagraficamente (non fisicamente) più grandi. Domani sera al «Via del Mare» di Lecce sarà ancora Roma-Atalanta. Come lo scorso 15 febbraio. Come quando proprio lui regalò con un acuto il successo alla squadra di Marco Pedini. Ora che ha fatto trenta (reti), Okaka non riesce a trovare un buon motivo per fermarsi proprio sul più bello. Il piccolo gigante vuol mettere le mani sul titolo italiano di categoria, assente in casa Roma da quindici anni.
FenomenOkaka
Il giovane bomber vive con la famiglia a Trigoria