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1 italiano su 4 soffre di dolore cronico non oncologico

Morfina, oppiacei e criticità tra i temi del confronto tra esperti a Napoli

“Occorre un miglioramento della diagnosi e del trattamento del dolore cronico non oncologico che affligge gran parte degli italiani e il cui impatto in termini di costi e di qualità di vita è ancora difficile da stimare”. Così racconta Gennaro Savoia, direttore Uosc anestesia e rianimazione presso il Cardarelli di Napoli. C’è anche lui al XIV Congresso Nazionale dell’Area culturale del dolore SIAARTI e il XXV Convegno della Sicurezza in Anestesia che sii apre oggi a Napoli, presso il Centro Congressi della Stazione Marittima.     NOVITA’ - “La congiunzione di due Congressi, il XIV ACD SIAARTI (incontro annuale dei quattro gruppi di studio SIAARTI che fanno capo all'area culturale dolore SIAARTI dolore acuto e cronico, dolore da cancro e cure palliative, anestesia ed analgesia in ostetricia ed in anestesia locoregionale) e la XXV edizione del congresso SIA sicurezza in anestesia sta offrendo quattro corsi di aggiornamento (dolore cervicale, cure palliative, ecografia in anestesia locoregionale, percorsi sicuri in ostetricia e nella medicina del dolore) numerose letture sui vari argomenti; tavole rotonde sul trattamento del dolore postoperatorio, sul trattamento del dolore intervallare nel dolore da cancro, sul ruolo e sulle problematiche del dolore coniugato al femminile (bollino rosa ) e sulle modalità dell'insegnamento in medicina del dolore. Dopodomani ci sarà lo scontro finale (ARENA) tra fautori delle tecniche multimodali contro tecniche interventistiche”, spiega Savoia.     CRITICITA’ – Quali le principali criticità nel trattamento del dolore acuto e cronico? “La costruzione delle reti regionali in hub e spoke in congiunzione con il processo di riorganizzazione della medicina di base, secondo i dettami della legge 38 del 2010, procede in Italia a macchia di leopardo e richiede un monitoraggio continuo dell'appropriatezza delle prestazioni erogate e della qualità delle cure, soprattutto nel setting a lungo termine della presa in carico di alcune forme di dolore cronico quali il dolore spinale, osteoartrosi e il dolore neurodegenerativo e neuropatico con scenari clinici che durano 10-20 anni e più, ove bisogna bilanciare tra rischi e benefici di tecniche farmacologiche multimodali e tecniche interventistiche i cui esiti vanno seguiti e valutati a lungo termine”.     MORFINA & C. - Il consumo di morfina e più in generale di oppioidi, in Italia, a che punto è? Lo abbiamo domandato al professore. “Anche se si è osservata in Italia un continuo aumento dei consumi di morfinici negli ultimi cinque anni siamo ancora al di sotto dei consumi medi europei; c’è una serie di preconcetti culturali nella classe medica ancora duri da sradicare anche se è aumentata la consapevolezza delle complesse problematiche in gioco; vi è anche la consapevolezza culturale da parte dei medici del dolore italiani che i progressi si dovrebbero misurare non solo con l'aumento dei consumi di morfinici, ma anche con il miglioramento della qualità di vita e del coping a lungo termine dei pazienti affetti da dolore cronico, ottenuto bilanciando le tecniche di analgesia multimodale (morfinici + paracetamolo + adiuvanti (gabapentinoidi ed antidepressivi ) con l'impiego appropriato e mirato delle tecniche mininvasive “.

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