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La guerra all’omeopatia non conviene più

Entro il 2018 l’Italia dovrà adeguarsi definitivamente alle norme europee 30 milioni di farmaci venduti ogni anno

La guerra all’omeopatia non conviene più

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La passione di Giovanni Gorga, (uomo di punta Guna, leader sul mercato dell’omeopatia) porta in libreria un saggio che vale la pena di studiarsi per capire quanto la politica cammina a ritroso e lontano dalle scelte e dagli orientamenti dei consumatori e quanto l’esercito di chi ha scelto l’omeopatia meriterebbe maggiore e definitiva attenzione.

 

 

CATEGORIA - Nella prefazione di Elogio dell’omeopatia (Cairo, 15 euro) il ministro per la Salute Beatrice Lorenzin assicura che «nel nostro Paese non esiste alcuna preclusione né ideologica né normativa verso le cure non convenzionali e in particolare nei confronti dell’omeopatia». Gorga, cavaliere al Merito della Repubblica e presidente di Omeoimprese, spiega che nel corso degli ultimi anni, l’affermazione trova una certa corrispondenza di indizio perché ciò che impedisce ai farmaci, soprattutto quelli sul mercato dal 1995, di entrare nella categoria alla quale appartengono per essere usati da 11 milioni di italiani, è una certa superficialità diffusa unita alla instabilità politica che ha caratterizzato gli ultimi anni della nostra Repubblica. Una questione di norme e di soldi che confonde le acque, alla quale anche l’Aifa, l’agenzia del farmaco italiano, ha tentato di porre rimedio invocando norme eque e moderne. La ricaduta dell’incertezza normativa sugli utenti è rappresentata soprattutto dal rischio di non trovare più in farmacia medicinali che usano per guarire da anni.

 

 

VIA LIBERA - Entro il 2018 (proroga del governo) tutte le aziende dovranno presentare all’Aifa dossier semplificati per i prodotti, sinora autorizzati dai ministeri della Salute, in modo da ottenere il permesso definitivo alla commercializzazione. Si tratta di farmaci sicuri ed efficaci per i quali non occorrono altre sperimentazioni. Stiamo finalmente arrivando a una procedura semplificata fondamentale anche perché sarà la prima risposta a un’altra eterna questione: il rapporto nato faticoso e proseguito conflittuale con la medicina tradizionale. Gli omeopatici funzionano, ma nessuno è riuscito ancora a spiegare perché. Gorga insiste molto su questo punto e chiede che finalmente vengano modificati i criteri per le classificazioni: se la scienza non riesce a spiegare le guarigioni questo non può certo essere un problema dell’omeopatia. Al contrario, bisogna accettare l’idea che osservando i risultati, sui quali si esercitano ricercatori in tutto il mondo, premi Nobel compresi, ci si deve arrendere all’evidenza dell’efficacia usando nuovi parametri e soprattutto parametri comuni. Quello che entro il 2018 non sarà regolamentato dovrà essere ritirato dal mercato. E sarebbe difficile spiegarlo a undici milioni di italiani che acquistano prodotti omeopatici per la cura di sé senza dimenticare che, secondo gli ultimi rilevamenti un italiano su sei, almeno una volta l’anno, vi fa ricorso.

 

 

STORIA - Per gli appassionati di storia un cenno merita anche la esaustiva narrazione di come il medico irrequieto e curioso Christian Friedrich Hahnemann (nato nel 1755), diede avvio alla omeopatia ispirandone la definizione «Ogni sostanza farmacologica attiva capace di provocare, a dose ponderale nell’individuo sano, determinati sintomi può anche eliminare sintomi simili nell’individuo malato, a condizione di essere utilizzata a debole dose», un’osservazione presagita da Ippocrate, che affermava: «I simili sono curati dai simili». Oggi la tomba di Hahnemann è al Pere-Laghaise di Parigi dove sono sepolte le più illustri personalità degli ultimi due secoli. Morto nel 1843 di bronchite, il medico aveva anche curato gratuitamente i poveri e lottato fino all’ultimo contro il mondo scientifico ufficiale che ne aveva chiesto invano la messa al bando. La sua storia è un po’ quella della sua creatura. E dei suoi fedelissimi. Caparbi lottatori innamorati della buona vita.

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