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Visite di controllo per 3 milioni di italiani

Nasce un solo modello di cura delle persone guarite

Chi è guarito dal tumore deve comunque sottoporti a visite di controllo successive al trattamento. Nel nostro Paese questo tema coinvolge tre milioni dipazienti colpiti dal cancro. Gli esami, clinici e strumentali, rientrano nel cosiddetto “follow up” e sono fondamentali per individuare in anticipo eventuali recidive della malattia. Ma la scarsa comunicazione fra specialisti e medici di famiglia determina gravi problemi organizzativi. Come evidenziato da un sondaggio promosso dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), il 35% dei pazienti è in follow up da più di 5 anni, a conferma che è diffusa la tendenza a proseguire indefinitamente questa pratica, con un notevole impatto anche da un punto di vista economico.     MODELLO - Per definire un modello organizzativo da adottare per migliorare la qualità degli interventi e per ridurre gli sprechi, l’AIOM organizza il 10 e 11 settembre a Roma (Hotel NH Collection Vittorio Veneto - Corso d’Italia 1) la Consensus Conference “Dalla pratica del follow up alla cultura di survivorship care”. L’obiettivo? Definire un documento che raccolga le linee di indirizzo condivise per una concreta valorizzazione della “cura” dei guariti. Il documento sarà presentato in sede congressuale il 10 settembre alle 11.30 alla presenza del prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM, il dott. Gianmauro Numico, Direttore dell’Oncologia all’Ospedale di Alessandria, il dott. Claudio Cricelli, presidente Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), e il dott. Luigi Boano, General Manager Novartis Oncology Italia.

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