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Caccia ai funghi in ospedale

Pericolosi in sala operatoria e in reparto, sono spesso trascurate

Candida albicans e glabrata, sono i funghi più frequenti e temuti dai medici in ospedale perché rischiano di compromettere la salute dei pazienti chirurgici, soprattutto di quelli più gravi. Minacciose e pericolose sono le malattie fungine in sala operatoria e in reparto, paradossalmente dovute al progresso della medicina oggi in grado di curare i pazienti più gravi. Riconoscere i pazienti ad alto rischio e iniziare un’appropriata terapia il più presto possibile diminuisce la mortalità di almeno il 20-30%.     INCONTRO - I progressi tecnologici e farmacologici nelle cure post-operatorie hanno contribuito ad ampliare le possibilità di terapie chirurgiche di molte malattie, soprattutto oncologiche, e a ridurne la mortalità, ma inevitabilmente si è assistito a un maggiore rischio di infezioni batteriche prima, e fungine dopo. L’incontro “Infezioni fungine in chirurgia” promosso dal Master Sepsi in Chirurgia al Policlinico universitario  “A. Gemelli” (aula 616) da venerdì 19 (ore 13.00- 19.00) a sabato 20 giugno (9.00-15.00) vedrà la partecipazione non solo  di chirurghi, ma anche microbiologi, infettivologi, internisti, farmacologi clinici, radiologi insieme per interagire e  cooperare nella diagnosi e cura delle infezioni fungine di elevata morbilità e mortalità.     TREND - “Le infezioni fungine in chirurgia – spiega il responsabile scientifico prof. Gabriele Sganga, docente del Dipartimento di Scienze chirurgiche del Policlinico Gemelli  – avvengono per lo più dopo infezioni batteriche e in  particolare dopo infezioni intra-addominali complicate e peritoniti “non di origine appendicolare»”: incidono da un 10-20% sino a un  30-40%, con un trend più elevato per i malati di “passaggio” in Rianimazione ovvero in una Terapia Intensiva Chirurgica. Nel 60-80% dei casi – conclude il chirurgo Sganga - si tratta di Candida albicans, seguita da Candida glabrata al 10-15% e poi tanti altre specie di Candida non-albicans. La diagnosi precoce è resa difficile dalla mancanza di segni clinici specifici e ancora dalla difficoltà di una diagnosi microbiologica immediata”.

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