Circa 1 bambino o ragazzo su 3 presenta condizioni mediche o comportamenti che possono avere ripercussioni negative sulla futura fertilità, ma la prevenzione nell’infanzia e nell’adolescenza può dimezzarne i rischi. Di questo si parla al 71° Congresso Italiano di Pediatria. CALO - In mezzo secolo il numero di spermatozoi nel maschio si è ridotto della metà. Oggi il 20% delle coppie non riesce ad avere figli in maniera naturale e nel 40% dei casi è l’uomo ad avere problemi. Le cause? “Nella grande maggioranza dei casi risalgono all’infanzia e all’adolescenza: i fattori di rischio sono alcune patologie e condizioni mediche dei primi anni di vita che non vengono riconosciute in tempo o vengono trascurate e alcuni comportamenti e stili di vita errati in età adolescenziale come fumo e abuso di alcol e sostanze stupefacenti” dichiara Giovanni Corsello Presidente del Congresso e della Società Italiana di Pediatria. “L’opera del pediatra è fondamentale sia per la prevenzione primaria, attraverso la sensibilizzazione dei giovani all’adozione di comportamenti più responsabili, sia per la prevenzione secondaria, cioè la diagnosi e il trattamento precoce delle condizioni mediche che possono portare all’infertilità, e, infine, attraverso i controlli periodici, per far sì che possano essere evitate eventuali complicanze di patologie già diagnosticate”. Proprio in quest’ottica, il Piano per la Fertilità promosso dal Ministero della Salute, presentato la scorsa settimana, prevede interventi di formazione rivolti ai pediatri affinché possano intercettare precocemente e intervenire sui fattori di rischio. CAUSE INFERTILITÀ - Criptorchidismo e il varicocele sono le due condizioni mediche che incidono di più sulla futura fertilità. “Il primo interessa il 3-5% dei neonati ed è più frequente nei bambini nati pretermine. Alla nascita un testicolo non si trova nello scroto e, sebbene nell’80% dei casi scenda spontaneamente entro i 6-12 mesi di vita, nei restanti casi è necessario intervenire quanto più precocemente per evitare che si possano creare dei danni al testicolo”, spiega Giuseppe Saggese, Presidente della Conferenza dei Direttori delle Scuole di Specializzazione in Pediatria. “Il varicocele è la dilatazione di alcune vene del testicolo, condizione che riguarda il 20 degli adolescenti. Nonostante sia così comune, spesso non viene diagnosticato o la sua diagnosi avviene per caso perché non viene indagata abbastanza”, aggiunge l’esperto. Sovrappeso e obesità alla pubertà determinano uno squilibrio ormonale che può avere effetti negativi sia sullo sviluppo sessuale sia sullo sviluppo degli spermatozoi nel testicolo. Il fumo di sigaretta e di marijuana, l’abuso di bevande alcoliche e il consumo di sostanze stupefacenti sono state associate a danni genetici a livello del DNA degli spermatozoi e ad alterazioni della loro mobilità e quindi ad una riduzione della fertilità maschile. RICERCA - Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità il 20% dei ragazzi italiani fuma sigarette e l’87% dei fumatori inizia a fumare prima dei 20 anni. Circa il 30% degli adolescenti fa anche uso di cannabis, l’abuso di alcol interessa il 64% degli adolescenti e fino al 10% in maniera abitudinaria. “Se consideriamo che negli adolescenti è molto frequente il policonsumo di fumo, alcol e marijuana (fino al 64% dei ragazzi) è chiaro come questi fattori di rischio, sommandosi, possono in qualche modo danneggiare i testicoli, in un’età delicata come quella della maturazione e dello sviluppo” prosegue Saggese. Alcune malattie sessualmente trasmesse (MST) (come la chlamydia, la gonorrea, la sifilide, l’HIV, gli herpes-virus e soprattutto il virus del papilloma umano), che nel ragazzo possono essere asintomatiche, hanno la capacità di raggiungere il testicolo e di danneggiarlo. Ma purtroppo spesso i giovani non conoscono proprio le MST più comuni e soprattutto i molti rischi che si possono correre ad avere rapporti sessuali non protetti.
Infertilità: 1 bambino su 3 a rischio
La prevenzione può dimezzare i casi. Se ne parla in un congresso
