General

Tra caffè e aritmia non c’è correlazione

La bibita non interferisce e rientra in una dieta bilanciata

Tre importanti studi dimostrano che non esiste associazione tra il consumo di caffeina e l’aumento del rischio di fibrillazione atriale. Anzi, alcune ricerche sono servite per rilevare che tra i bevitori di caffè è stata rilevata perfino una piccola ma significativa riduzione di tale rischio. Un moderato consumo di caffeina (3-5 tazzine al giorno) non aumenterebbe l’incidenza di aritmia. Un moderato consumo di caffè può, quindi, essere considerato come parte di una dieta bilanciata e di uno stile di vita attivo.     PARERE - “Il timore che il consumo di caffè potesse facilitare o provocare un’aritmia cardiaca è stato uno dei primi ad essere avanzati, date le peculiari azioni farmacologiche della caffeina. Da tempo però sia la ricerca che l’esperienza clinica hanno fornito dati rassicuranti: il consumo di dosi moderate di caffè non provoca disturbi del ritmo cardiaco, evento che può invece verificarsi in soggetti particolarmente sensibili e solo in casi di forte consumo”, fanno sapere dalla Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione (SISA). “Una assunzione regolare di caffè, così come non aumenta il rischio di malattie cardiovascolari in soggetti sani, non aumenta nemmeno il rischio di nuovi episodi cardiovascolari in pazienti già portatori di cardiopatie, diabete o ipertensione, e potrebbe anzi addirittura risultare protettivo in entrambe le categorie di persone”, concludono gli esperti tenendo conto anche dell’ultima ricerca fatta dall’Institute for Scientific Information on Coffee.     ARITMIA - La fibrillazione atriale, fenomeno per cui il cuore si contrae a un tasso molto elevato e in modo irregolare, è il tipo di aritmia cardiaca più comune, che colpisce l’1-2% della popolazione. Complessivamente, più di 6 milioni di europei soffrono di fibrillazione atriale ed è previsto che la diffusione di tale disfunzione possa raddoppiare nei prossimi 50 anni. Questo dato assume particolare rilevanza se si tiene conto che almeno l’1% del budget sanitario annuale dei Paesi dell’Europa Occidentale viene investito nella gestione della fibrillazione atriale.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.