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Come tutelare il cuore delle donne

Prima campagna d'informazione sulle malattie cardiovascolari

Questa volta non è tanto quello che le donne non dicono ad impegnare i pensieri di un pubblico più o meno attento, ma piuttosto, quello che alle donne non viene abbastanza detto. Sì, perché un cuore hanno gli uomini e un cuore hanno le donne. Uscendo da tutte le filosofie e le letterature, chiarito anche questo punto, è giunto il momento di avere un'informazione scientifica chiara e diretta. Non si scherza con il cuore. Nel centro della Capitale, a un passo dalla suggestiva Piazza di Spagna, a Roma Eventi in Via Alibert, 5/A ieri si è tenuto un convegno, che non si esagera affatto a definire, vitale: "Malattie cardiovascolari al femminile: un approccio a misura di donna". L'iniziativa, promossa da Abbott, ha ottenuto il patrocinio di SIC, Società Italiana di Cardiologia, ARCA, Associazioni Regionali Cardiologi Ambulatoriali, SIPMeL, Società Italiana di Patologia Clinica e Medicina di Laboratorio e SIBioC - Medicina di Laboratorio, Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica. Nell'occasione si è parlato infatti proprio delle malattie cardiovascolari delle donne ed è stata presentata la prima campagna di informazione per riconoscere e prevenire l'infarto nella donna, "Vivi con il Cuore" (www.viviconilcuore.it). E con un titolo così, ogni forma di equivoco viene spazzata via all'istante. L'obiettivo è di rilevanza assoluta, il cuore va salvato e salvaguardato, e questo, anche le donne lo devono sapere. Come? Grazie alla promozione, la conoscenza e la consapevolezza delle patologie cardiovascolari. Quello che le donne non sanno è che ogni anno in Italia, le malattie cardiovascolari e l'infarto sono la prima causa di morte nelle donne. 41% i decessi femminili, 37% i decessi maschili. E questo, bisogna che si sappia. Ogni anno in Italia più di una donna su 3 muore a causa di una malattia del cuore. Ha moderato l'importantissimo convegno la parte femminile del nostro quotidiano Il Tempo, il Condirettore Sarina Biraghi. "Il cuore delle donne è un cuore grande!" asserisce la Sen. Emilia Grazia De Biasi, Presidente della 12° Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica. "Occorre una ricerca specifica per la ricerca della medicina di genere. Le donne si curano poco, meno degli uomini. Bisogna che capiscano che devono incominciare a prendersi cura di se stesse". E continua: "Bisogna essere più vicini alle persone, è la tensione etica a richiedercelo, e cosa fondamentale, bisogna togliere la paura. Io non voglio il burqa da nessuna parte!". Per la Sen. Maria Rizzotti, Vice Presidente della 12° Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica, gli investimenti si fanno per la donna. Dice: "La donna ha preso le cattive abitudini dell'uomo. La sensibilizzazione sulla percezione del rischio è il vero obiettivo di questo convegno". L'On. Maria Amato, Membro della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, ha la sua idea: "le patologie di genere non sono solo quelle sul seno o sull'apparato genitale. Viviamo in un'epoca di Oscurantismo! Le informazioni che arrivano da Facebook sono foriere di morte". Dopo l'apertura delle Autorità, Francesco Romeo, Presidente SIC, ha dato il via a quello che è uno dei dibattiti più interessanti nel panorama sociale, e tra i tanti punti da lui toccati, uno è apparso come una verità indiscutibile: "i geni delle donne sono uguali a quelli degli uomini". Però - ha aggiunto Romeo che è anche direttore dell'Unità Operativa Complessa Cardiologia e di Cardiologia Interventistica del Policlinico Universitario "Tor Vergata" di Roma - le donne sono meno consapevoli del loro rischio cardiovascolare e tendono a trascurare i sintomi, inoltre nel nostro Paese siamo ancora in ritardo nelle iniziative di sensibilizzazione destinate alle donne. Eppure l'importanza della conoscenza del rischio cardiovascolare è stata dimostrata scientificamente e si traduce, nella pratica quotidiana, in una più accurata azione preventiva. Ridurre, anche di poco, i fattori di rischio potrebbe dimezzare l'incidenza delle patologie cardiovascolari consentendo di utilizzare meglio e con maggiore efficienza tutte le risorse che la medicina può mettere oggi in campo per salvare un numero maggiore di vite." Hanno portato avanti il dibattito: Bruno Biasoli, Presidente SIPMeL, che ha precisato che: "il sesso non è il genere", Giovanni Battista Zito, Presidente ARCA e la Dott.ssa Roberta Pacifici, Past President SIBioC, che con una sensibilità a parte ha descritto la doppia vita del cuore: una vita biologica e una vita iconoclasta. Sull'indagine sulle donne italiane e la percezione del rischio cardiovascolare ne ha parlato Cristina Cenci, Antropologa Istituto Eikon Strategic Consulting. È risultato inoltre che dopo la menopausa il rischio cardiovascolare tende ad aumentare rapidamente. Il 58% delle donne italiane in menopausa risulta ipertesa. Il 51% soffre di ipercolesterolemia. Il 67% è in sovrappeso o risulta obesa. Il 12% ha il diabete, di queste il 28% è non consapevole di avere un valore di glicemia elevato. Il 18% fuma in media 12 sigarette al giorno e il 41% ha uno stile di vita sedentaria. Numeri questi che devono portare a una riflessione necessaria affinchè presa coscienza si faccia qualcosa di buono per uno stato di salute migliore. Per quanto riguarda le malattie cardiovascolari è ormai assodato che donne e uomini differiscono per sintomi, presentazione clinica, diagnosi, prognosi e terapia. Fattori non modificabili sono: l'età, il sesso, la familiarità. Invece, i fattori modificabili sono: il fumo, l'ipertensione arteriosa, il colesterolo, il diabete, il peso e la sedentarietà. E proprio su questi punti, si è aperta ieri, un'importante tavola rotonda con quelle che sono le migliori e più indicate voci che si possano esprimere in merito. Con: Christian Cadeddu Dessalvi, Dip. Scienze Cardiovascolari e Neurologiche, Università di Cagliari, Evelina Flachi, Specialista in Scienza dell'Alimentazione e Nutrizionista, Presidente Food Education Italy, Sabina Gallina, Professore Associato Cardiologia Università di Chieti, Ciro Indolfi, Direttore della Cardiologia Universitaria e del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell'Università Magna Graecia di Catanzaro, Silvia Maffei, Responsabile Endocrinologia Cardiovascolare Ginecologica per la Fondazione Gabriele Monasterio, Giuseppe Mercuro, Presidente Eletto SIC, Maria Penco, Vice Presidente SIC, Anna Sonia Petronio, Professore Associato Responsabile SD Laboratorio di Emodinamica, AOU Pisana, Mario Plebani, Direttore del Dipartimento di Medicina di Laboratorio dell'Università di Padova, Susanna Sciomer, Dipartimento di Scienze Cardiovascolari e Respiratorie I Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Roma La Sapienza. Ha chiuso il dibattito Stefano Zangara, Direttore Risorse Umane di Abbott Italia. Insomma, un coro che ha parlato sì di un problema, ma che ha anche saputo riaccendere una speranza. Il messaggio che ha accomunato tutti è che occorre fare una scelta importante: "bisogna decidere di vivere". Con il cuore, s'intende.

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