“Quando viaggio per lavoro, non riesco ad essere spensierato come un turista... Se fossi un altro me, mi piacerebbe tornare a Los Angeles, andare come Bukowski per locali malfamati sul Sunset Boulevard ad ingaggiare risse, ubriaco di birra, e finalmente sfogare la rabbia che ho dentro. Ma sicuramente non scriverei più musica, la mia vera valvola di sfogo”. Così Giovanni Allevi a Nanopress.it. Chi l’avrebbe mai detto? Il pianista dall’animo ribelle che si “scarica” suonando, soffre di attacchi di panico. Il compositore lo ha confessato tra le righe de “La musica in testa” (Rizzoli, 2009). Raccontando di quando, solo a casa, sotto la doccia è stato avvolto dal senso di terrore. Dal fastidio al petto insopportabile col cuore che gli batteva fortissimo. MORIRE STUPIDAMENTE - Ha ricordato: “Riuscivo solo a pensare che non si può morire in un modo così stupido”. E giù a far di tutto per non restare solo. “Se dovessi svenire nessuno mi soccorrerebbe, meglio scendere in strada! Entro in farmacia. Il farmacista dice che con questo caldo è normale, sicuramente avrò la pressione al minimo. Me la misura. È alta. Mi chiede se è un periodo di stress. “Certo!” gli rispondo. "Probabilmente lei ha una crisi di ansia, deve tornare a casa e starsene tranquillo”. Comincio ad avvertire una rabbia crescente: inizio a correre e a saltare per il nervoso. Non è possibile che io stia così male. Torno a casa. Ho paura per la mia carriera di pianista. Domani ho la presentazione del nuovo disco. Devo dimostrare a me stesso che sono in grado di suonare anche in queste condizioni. Provo a suonare sul tavolo. È terribile. Telefono alla guardia medica: età, sintomi, pressione alta. Una voce secca mi risponde: «Le mando un medico: potrebbe essere una cardiopatia o un attacco di panico”. ORA - Quasi benedice il suo male. E, nonostante i suoi 46 anni ad aprile, ammette di sentirsi “un bambino, e non voglio crescere. Anche in questo tour (dal 27 marzo 2015 a Roma) ci sarà un cuore pulsante attaccato ad un pianoforte, uno spirito selvaggio che griderà la sua voglia di vivere attraverso i tasti bianchi e neri”. IN PARADISO - Il discorso torna sul suo malore: “Ero felicissimo! Ero in paradiso, nel culmine della mia espressione artistica! Come posso pensare che sia una malattia? Cosa c’è di soffocante nella mia storia? Non ci sto a considerarlo così. Qualunque cosa fosse, è arrivata al momento giusto. Poi rifletto sulla parola. Panico è Pan, il dio Tutto. Il Tutto. All’improvviso mi è chiaro che il panico non è l’incontro con un vuoto paralizzante, ma è l’esperienza del nostro tutto, della dirompente energia creativa che è dentro ognuno di noi! Sono stato travolto dal tutto, dal troppo, da un’emozione incontenibile, proprio nel momento in cui mi sono fermato. Qualunque cosa fosse, ho benedetto il mio panico”.
Giovanni Allevi: “La rabbia? Vorrei sfogarla come Bukowski ubriaco di birre”
La confessione: “Ho creduto di morire per un attacco di panico, che ora benedico!”
