Ortopedici (33,4%), chirurghi generali (16,8%) e oculisti (9,6%) sono i medici che guidano la classifica dei camici bianchi con cui si litiga di più per cure sbagliate, superficialità e diritti di malati non rispettati. Fanalino di coda, i chirurghi plastici: solo 2 su 100 quelli chiamati a deporre davanti i giudici. Sono i risultati delle segnalazioni relative allo scorso anno riportate dal rapporto PIT Salute del Tribunale del malato – Cittadinanzattiva, presentate al Convegno organizzato a Roma dall’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica dal titolo "Come prevenire e affrontare il contenzioso legale in chirurgia estetica". «Dal convegno è emerso che si sta andando verso l’“americanizzazione” in tutti i settori del rapporto medico paziente, con una maggiore litigiosità in tutti i campi, soprattutto pubblici – afferma il vice presidente di Aicpe, Luca Siliprandi -. il maggior numero di richieste di risarcimento si rivolge infatti agli ospedali». Scopo del congresso organizzato dai chirurghi estetici di Aicpe, è informare i medici sulle novità medico-legali e giurisprudenziali, nell’ottica di un progressivo miglioramento del servizio reso ai pazienti. Rispetto alle altre specialità mediche, i chirurghi plastici rappresentano una delle categorie meno interessate dalle segnalazioni al Tribunale per i diritti del malato, con un basso numero di cause e un basso valore medio per risarcimento (40mila euro circa). «Riscontriamo tuttavia un aumento delle tentate cause ai nostri danni – afferma Siliprandi -. Molti pazienti minacciano cause civili ai colleghi anche per problemi inesistenti, con lo scopo di ottenere un rimborso in seno ad accordi extragiudiziali». Da parte dei giudici magistrati partecipanti al convegno di Roma è emersa una maggiore attenzione al comportamento del chirurgo estetico con riferimento al rispetto delle linee guida, in armonia con la recente introduzione della legge Balduzzi. «Una legge molto criticata per diversi punti di vista, ma che ha il merito di rivolgere l’attenzione al comportamento professionale e al rispetto delle linee guida». Il documento di consenso informato assume un significato centrale nel rapporto medico-paziente in chirurgia estetica. Perché sbaglia chi lo vede come un pezzo di carta da far firmare al paziente per sgravare le responsabilità del chirurgo o un mero atto burocratico. A patto che il documento venga adeguatamente personalizzato per ogni specifico caso.
Tribunale per il diritto del malato: ecco con chi si litiga di più
Aumentano il numero di richieste di risarcimento danni
