Nella lotta al tumore al colon retto, la ricerca sta dando buoni frutti. I ricercatori dell’Irgb-Cnr hanno identificato un nuovo meccanismo molecolare alla base dello sviluppo di queste cellule cancerose: una mutazione genetica temporanea. Lo studio, finanziato dall’Airc e dall’Istituto toscano tumori, è pubblicato su Human Molecular Genetics. E la bella notizia arricchisce la conoscenza dei meccanismi alla base dello sviluppo del tumore del colon-retto. In Italia si registrano ogni anno circa 366mila nuovi tumori. Il colon retto è l’organo più colpito: 55mila diagnosi, con la malattia che diventa sintomatica solo quando è ormai in fase avanzata. Ma negli ultimi tempi si assiste a un incremento nella sopravvivenza, aumentata del 10% negli ultimi quindici anni. Grazie anche allo screening, che permette di scoprire la patologia in fase precoce. Eppure la possibilità di sottoporsi al test del sangue occulto nelle feci viene ancora ignorata da 4 italiani su 10. Lì dove non arriva la trascuratezza, può fare molto un gruppo di lavoro, coordinato da Antonio Musio, ricercatore presso l’Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Irgb-Cnr), che ha identificato il meccanismo molecolare alla base della malattia, portando nuove informazioni sui processi biologici. “Quando le cellule dell’intestino presentano mutazioni in specifici geni non vengono più regolate in maniera corretta e diventano tumorali. Oggi però la scienza fornisce una nuova ipotesi che potrebbe aiutare a comprendere l’origine del cancro all’intestino, uno dei più diffusi nelle popolazioni occidentali e in rapido incremento nei paesi in via di sviluppo”, spiega Musio. “Mentre in genere nei tumori i geni vengono identificati perché presentano delle mutazioni permanenti, la nostra ricerca dimostra che non sempre i geni cancerogeni lasciano un’impronta stabile nel tempo”. Pertanto anche una mutazione transitoria in geni importanti per la divisone cellulare potrebbe dare origine al processo tumorale. “Analizzando adenomi precoci, fase precancerosa dello sviluppo del tumore colon-rettale, abbiamo identificato un’elevata frequenza di mutazioni nel gene SMC1A che garantisce la corretta divisione cellulare. Come conseguenza di ciò, le cellule presentano instabilità del genoma che promuove lo sviluppo tumorale”, prosegue il ricercatore Irgb-Cnr. “La novità della ricerca sta nella dimostrazione che la frequenza di tali mutazioni diminuisce proprio nei carcinomi colon-rettali: contrariamente a quanto si è pensato sinora, basterebbe quindi una mutazione transitoria in geni importanti nella duplicazione del genoma per causare la trasformazione tumorale”. I ricercatori del Cnr hanno collaborato con Gabriella Fontanini (Dipartimento di patologia chirurgica, medica, molecolare e di area critica dell’Università degli studi di Pisa), Silvia Soddu (Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma) e Luigi Laghi (Istituto clinico humanitas di Rozzano).
Cancro all’intestino: ricercatori italiani scoprono un gene "mordi e fuggi"
Identificato un nuovo meccanismo molecolare alla base dello sviluppo delle cellule malate
