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Screening tiroide: in aumento incidenza tumori

Il carcinoma alla tiroide diventerà il secondo tipo di cancro più frequente nelle donne

Il carcinoma alla tiroide diventerà il secondo tumore più frequente nelle donne. Questo dal prossimo anno e nei Paesi economicamente più sviluppati. L’aumento di incidenza di questo tumore è dovuto a più frequenti screening nella popolazione. Sempre più spesso controlli indicati anche per altre patologie (come l’ecocolordoppler) consentono infatti di imbattersi accidentalmente in piccoli tumori a uno stadio molto precoce. Nella stragrande maggioranza dei casi, questi necessitano di trattamenti più “blandi” rispetto alle neoplasie tiroidee diagnosticate qualche decennio fa. Merito del loro grado di malignità, basso, nella maggior parte dei casi. Ma l’uso della chirurgia per la tiroide, secondo l’American Thyroid Association, ha i giorni contati. Stesso dicasi per la terapia radio metabolica, che verrà esclusivamente riservata ai tumori tiroidei particolarmente avanzati o aggressivi, che rappresentano non più del 10-20% dei casi. Di questo e altro si è parlato nell’8° Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana della Tiroide (AIT) che si è aperto oggi a Milano. “Potenzialmente, una persona in ogni famiglia ha un problema legato alla tiroide, la piccola quanto ‘importante’ ghiandola endocrina posta alla base del collo che controlla molte delle funzioni del nostro corpo, dalle funzioni metaboliche allo sviluppo del Sistema Nervoso Centrale, dalla crescita alla fertilità”, spiega Paolo Bec-Peccoz, professore ordinario di Endocrinologia presso l’Università degli Studi di Milano e presidente AIT. I dati parlano chiaro: “Circa il 10% della popolazione italiana soffre di disturbi tiroidei, con un rapporto donna-uomo di 8:1. In gravidanza, il rischio del cosiddetto ipotiroidismo gestazionale – è compreso tra il 10 e il 15% nelle pazienti al di sotto dei 25 anni e si attesta stabilmente al di sopra del 15% nelle pazienti di fascia d’età più elevata. Ciò perché la gravidanza richiede alla tiroide una secrezione di ormoni tiroidei maggiore del 30-40% rispetto al normale. Se non viene garantito un adeguato livello, aumenta il rischio di aborto spontaneo e di nascita prematura, esponendo così il bambino al rischio di manifestare, in seguito, problemi di apprendimento e sviluppo. Per tutti, vale un monito dell’AIT: “Poco sale, ma che sia iodato”. L’impiego di sale domestico in quantità controllate (max 3-5 gr) non va in conflitto con la raccomandazione di ridurre l’assunzione di sodio per proteggersi dagli effetti nocivi dell’eccesso di sodio su cuore, rene, circolazione, pressione. 2-3 grammi di sale da cucina iodato, per esempio, forniscono 60-90 microgrammi di iodio utili per il raggiungimento del fabbisogno quotidiano nel bambino. Il congresso è anche l’occasione per parlare di una indagine realizzata per la campagna di sensibilizzazione “Tiroide in prima fila”, promossa dalla Fondazione Cesare Serono con il sostegno di Merck Serono S.p.A. Analizzando i dati, la percentuale di donne che ha dichiarato di essersi sottoposta negli ultimi tre anni a esami per verificare la funzionalità tiroidea è solo del 48%. Questo risultato è in parte in contrasto con l’andamento generale delle risposte alle altre domande, dalle quali sono emersi familiarità positiva per patologie della tiroide e segni e sintomi potenzialmente riferibili a tali patologie, presupposti per effettuare controlli periodici.

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