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Allarme infezioni in carcere

Il rischio è dalle 10 alle 15 volte superiore a quelli della popolazione generale

L’aumento dei posti in carcere ha migliorato la vivibilità dietro le sbarre ma è allarme infezioni: a concentrazione di detenuti con malattie trasmissibili (soprattutto Epatite C, Epatite B e Hiv) è dalle 10 alle 15 volte superiore a quelli della popolazione generale. Preoccupa il tasso in aumento di mortalità a causa di tutte queste malattie, ma è in diminuzione quello dei suicidi. Un detenuto su tre è straniero: a giugno era il 34,4%, sceso secondo gli ultimi dati al 32%. Che fare? Non resta che “farsi in tre”, hanno pensato i promotori della campagna di sensibilizzazione “La salute non conosce confini”. “Il progetto, sostenuto da quattro anni da un contributo di società private farmaceutiche, ha permesso la produzione dei dati più recenti ed attualmente disponibili sulla diffusione delle malattie infettive all’interno del sistema penitenziario italiano”, ha sottolineato il Prof. Sergio Babudieri, Presidente della Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria (SIMSPe onlus) tra i patrocinatori dell’idea insieme alla Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) e Network Persone Sieropositive Italia (NPS). L’ago della bilancia si è spostato: più posti letto (il sovraffollamento è passato da circa il 128,8% al 110,1%) ma oltre la metà delle persone detenute risulta venuta a contatto con il virus dell’epatite B, anche se coloro che risultano portatori attivi di malattia si attestano intorno al 5-6% dei presenti. I test di screening cutanei sulla tubercolosi, che non rilevano la malattia attiva ma permettono d’identificare i portatori dell’infezione che, notoriamente, la manifestano solo in caso di riduzione delle difese immunitarie, risultano 15-20 volte superiori alla popolazione generale e, tra i detenuti stranieri, oltre la metà risultano positivi. Impossibile dimenticarsi delle malattie a trasmissione sessuale: solo la sifilide, pur interessando non più del 2-3% dei presenti, mostra un tasso di inconsapevolezza elevatissimo (85%). “Tra le malattie che preoccupano di più, quelle mentali e quelle trasmissibili, ma anche cardiovascolari e tumorali – prosegue il Dott. Roberto Monarca (Presidente della Società Europea di Medicina Penitenziaria (Health Without Barriers - European Federation for Prison Health) - Un detenuto su quattro è affetto da Epatite C, ma con l’avvento dei nuovi farmaci la situazione dovrebbe migliorare in breve tempo. Preoccupa il tasso in aumento di mortalità a causa di tutte queste malattie, ma è in diminuzione quello dei suicidi”.

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