Passione sconfinata per la vita, è questo il messaggio di chi in prima persona cerca ad ogni costo e con qualunque sacrificio di renderla migliore. La qualità è importante. Oggi e per il futuro. La dottoressa Pia Policicchio, dopo un percorso intrapreso e iniziato da ormai dodici anni, eletta alla Presidenza Fenagifar, è per la prima volta, dopo 25 anni, la prima donna a rivestire il ruolo primario in questa Associazione nata nel 1989, che conta oggi 40 Associazioni Provinciali, e che rappresenta un punto di riferimento sicuro per tutte le forze dinamiche e propositive della categoria dei farmacisti e per tutti coloro che si adoperano per lo sviluppo del farmaco e la salvaguardia della salute. Dottoressa, cosa è Teva? «Teva Pharmaceuticals Industries Ltd è una multinazionale di farmaci generici che fu fondata nel 1901 a Gerusalemme, attualmente sul mercato insieme a tante altre. È tra le prime 15 aziende farmaceutiche più importanti al mondo, opera in 60 Paesi e conta oltre 46.000 impiegati e leader globale nella produzione di farmaci equivalenti». Cosa sono i farmaci equivalenti? «Sono farmaci che per composizione, principio attivo e forma farmaceutica sono identici ai farmaci già in commercio con un nome di fantasia e che erano prima coperti dal brevetto». Potrebbe farci un esempio? «Per capirci. Un prodotto per l’ipertensione, il Cardura, adesso esiste come Doxazosina, che è il nome del principio attivo che può essere prodotto una volta ottenuto il brevetto da tutte le ditte di farmaci generici». Si dice che l’importante è che ci sia la salute. «La salute è quello stato di benessere psicofisico, perché oggi è importantissima anche la componente psichica oltre a quella fisica, che ci consente di vivere la giornata nel modo più tranquillo e sereno possibile». Cosa sono le biotecnologie? «Sono delle nuove tecniche che consentono di produrre farmaci estremamente specifici per malattie e per soggetti. In questo modo riducono fortemente gli effetti collaterali e hanno un’attività specifica molto più elevata». Possiamo dire che ci sono buone possibilità sia per la salute che per le tasche? «Per le tasche un po’ meno, perché ovviamente come tutte le cose nuove, tecnologiche poi, costano un po’ di più. Come farmaci invece sono a basso costo, ma come resa sono ad alta resa, per cui consentiranno anche nel futuro di poter essere utilizzate per la cura di malattie che oggi non hanno nuovi farmaci. Sono i farmaci del futuro». Cosa è la vita? Cosa, la qualità dell’esistenza? «La vita è la cosa più bella che capita ad ognuno di noi. È l’avventura più emozionante che possiamo trovarci ad affrontare. L’ideale sarebbe poterla svolgere nelle migliori condizioni. Le ripeto, sia fisiche che mentali. I dati ci consentono di constatare che l’età media è estremamente aumentata, perché molte malattie oggi si possono curare. Anche se, come si sente ultimamente dalla televisione, l’ebola fa paura. Fa paura , ma se lei ci fa caso, si riesce comunque a circoscriverla e a mettere in campo tutte le attività per poterla curare. Ci sono tutte quelle situazioni che ci consentono di poter godere di quello che noi abbiamo nel più lungo periodo». Quantità e qualità, dunque. «Oggi come oggi è la qualità che fa la differenza nella vita di ognuno di noi. Non ha molto senso viverne una lunga, se poi non hai la possibilità di godertela. Se il malato è allettato, vegetale, poter vivere a lungo, per lui, non ha senso. Il senso della vita sta nel fatto di poter tela godere. E quindi devi avere un’alta qualità della vita». Il suo messaggio, quale vuole essere? «Che oggi il farmacista è più che mai una figura sanitaria, di importanza rilevante in tutto il sistema sanitario nazionale, ma non solo per quello che può essere il costo economico, o il risparmio che si può avere, ma proprio l’attività sul territorio che il farmacista spende. Il più delle volte, è il punto fisso tra il pubblico e tutto l’assetto sanitario che gira intorno al pubblico stesso. Vorrei che la gente capisse che il farmacista non è soltanto quello che stacca le fustelle e le attacca sulle ricette, ma è q uello che si mette a disposizione del cliente con tutte le sue conoscenze. E oggi, come ho già detto in varie interviste, non è più il farmacista di una volta che si poteva ritenere soddisfatto della cultura che aveva acquisito all’università. Il farmacista continua a studiare, si evolve, e oggi più che mai sta accanto al cittadino per la sua salute. Vorrei che la gente capisse quanto i farmacisti oggi si stiano impegnando per la tutela della salute pubblica».
«Il farmacista è un erogatore di servizi»
Così Pia Policicchio, prima donna dopo 25 anni, alla guida della Fenagir I farmaci equivalenti sono un’alternativa a quelli «originali» e costano meno
