Neuroradiologia, disciplina all’avanguardia che riguarda le patologie del cranio e della colonna vertebrale, che ha un centro d’eccellenza a Napoli, all’Azienda Ospedaliera Cardarelli dove è organizzata in un suo ambulatorio per la gestione semplice dei pazienti, un suo day surgery, senza dover passare da altri reparti. Alla guida di questa Unità Operativa Complessa che annualmente accoglie da tutta Italia circa 300 pazienti per problemi vertebrali, è il professore Mario Muto. «All’inizio il campo d’azione della Neuroradiologia era sul fronte diagnostico, ma negli ultimi 15 anni anche nella terapia vera e propria, con tecniche mini invasive e non classicamente chirurgiche», sottolinea il professore Muto, esperto nel campo dell’interventistica neuroradiologica spinale ed endovascolare, nonché, dal 2008, consigliere e responsabile della sezione rachide della Esnr, Società Europea di Neuroradiologia. «Aneurismi cerebrali, metastasi vertebrali, questi alcuni esempi di intervento mini invasivo - continua il professore - Negli ultimi anni c’è stato un grande incremento di questo tipo di azioni a livello nazionale e internazionale e la stessa grande industria di settore ci vede come punto di riferimento per i risultati raggiunti. Nel periodo 1992/1993, per patologie come l’aneurisma cerebrale si era a un 100 per cento di interventi di chirurgia classica, oggi invece si è a un 75 per cento per via endovascolare e per il 25 per cento in via chirurgica. In altre nazioni come la Francia, l’intervento endovascolare oscilla oggi fra l’80 e il 90 per cento dei casi. Le procedure mini invasive, a parità di efficacia, procurano meno danni al cervello, consentono recuperi molto più rapidi, quindi hanno un costo sociale nettamente inferiore». Il trattamento percutaneo delle metastasi vertebrali si sta molto affermando perché «l’insuccesso tramite le migliori e classiche terapie si aggira intorno al 20-25 per cento - afferma Muto - Con la radioterapia non più di 75 pazienti su cento riescono a risolvere la loro situazione di dolore. Tutto cambia con le nuove terapie mini invasive. Con radiofrequenza e l’immissione di una sorta di cemento, riusciamo a risolvere situazioni di dolore oncologico al 95-97 per cento dei casi. Il tutto accompagnato dalle classiche terapie». Quinti Vertebroplastica o cementoplastica vertebrale percutanea che immette una sostanza capace di consolidare quelle vertebre che hanno subito cedimenti strutturali. Il che vuol dire anche trattamento di patologie dovute a osteoporosi. «La nostra azione nelle Stroke unit permette di essere attivi in caso di accidente acuto emorragico - sottolinea Muto - quindi di agire come attività di primo impatto per una diagnosi immediata e poi di terapia, sia in casi di shock emorragici, come rottura di vasi, un aneurisma, sia di ischemie per vasi che si sono chiusi, con tecniche endovascolari per la rimozione del coagulo».
La neuroradiologia da diagnosi a cura
Muto: «Gli interventi mini invasivi battono gli aneurismi senza operare»
