L’ansia è un fenomeno del tutto normale, è un'emozione che prepara e attiva l'organismo ad affrontare situazioni potenzialmente pericolose. Diviene un disturbo emotivo quando lo stato di allarme è eccessivo rispetto ai pericoli reali o se i pericoli non ci sono affatto. In questo caso l'ansia diventa una problematica psichica, crea un senso d'inadeguatezza. Claustrofobia e agorafobia sono fobie che rientrano nella categoria dei disturbi d'ansia. Nelle situazioni di claustrofobia le persone temono in maniera eccessiva e irrazionale gli spazi stretti e chiusi, temono che non ci sia aria sufficiente e hanno il terrore di morire soffocati. Nell'agorafobia ciò che fa scatenare l'ansia è la paura di non poter fuggire da una situazione vissuta come pericolosa. Anche se il termine agorafobia significhi letteralmente "paura degli spazi aperti" il sintomo si sviluppa anche in spazi chiusi dai quali si ritiene di non poter fuggire in cerca di protezione rappresentata da una persona o da un luogo. Entrambe le patologie innescano la paura del ripetersi dei sintomi ansiogeni, sviluppando il meccanismo di aver paura della sensazione di paura. La claustrofobia si manifesta con tremore, palpitazioni, senso di oppressione, sudorazione, vertigini fortissima sensazione di pericolo, contrazioni addominali. Le cause della claustrofobia non sono sempre facilmente individuabili ed è assolutamente necessario individuarle per comprendere il vissuto proiettato e organizzare le strategie di gestione. Questo disturbo può svilupparsi a seguito di un episodio traumatico in cui il soggetto è rimasto intrappolato in uno spazio ristretto oppure dopo un trauma capitatato a una persona affettivamente importante. Si può manifestare anche in chi vive situazioni opprimenti (un rapporto affettivo soffocante, un lavoro che non lascia tempo libero). L'agorafobico evita luoghi pubblici, ha difficoltà ad uscire di casa e a viaggiare; il timore di uscire dalle mura domestiche e di relazionarsi con il mondo esterno, evidenzia una difficoltà a confrontarsi con persone e situazioni nuove, la sua paura è di non poter conquistare protezione. I sintomi con cui si manifesta sono: agitazione, sensazione di essere lontani dagli altri, paura di perdere il controllo soprattutto quando ci si trova in mezzo agli altri, sudorazione, tremore, nausea. Come per ogni fobia, non è l'intensità del disturbo e l'impatto sulla qualità della vita il dato determinante per intraprendere un percorso terapeutico, poiché essendo esso la proiezione di un allarme profondo con il tempo tenderà unicamente a peggiorare limitando in modo evidente la possibilità di svolgere la vita con libertà e serenità. E trattandosi di una proiezione nella realtà di una sensazione di minaccia che probabilmente ha radici nel nostro vissuto la cura più appropriata è certamente la psicoterapia. In questi tempi si registra una crescita di questi disturbi nella popolazione a causa del momento fortemente destabilizzante. Il venir meno delle certezze, del nostro ruolo sociale, del futuro, della possibilità di garantire protezione alla nostra famiglia fa emergere paure profonde. Per questo è necessario riorganizzare un nuovo equilibrio con l'aiuto di uno psicoterapeuta. * PsicoterapeutaPresidente EurodapAssociazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico
Con la crisi cresce anche la paura di aver paura
L’oppressione percepita per le incognite di un futuro incerto immobilizza e fa sognare la fuga
