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Anche il dito a martello può essere flessibile

Nei casi «strutturali» occorre l’intervento chirurgico. Efficaci terapie contro il dolore

Ne soffre più frequentemente il sesso femminile con un picco di incidenza intorno ai cinquanta e ai sessant’anni. Parliamo del dito a martello, la deformità che colpisce le dita laterali del piede (raramente l'alluce) caratterizzata dalla comparsa di una flessione a livello dell'articolazione tra la prima e la seconda falange. Prima regola, dunque osservate i vostri piedi e lasciatevi incuriosire dai segreti che nascondono anche quando stanno bene. Osservare il prorpio corpo e ascoltare i messaggi che ci manda (tutti lo sappiamo e troppo spesso ce ne dimentichiamo) è la prima regola per stare in buona salute. Il dito a martello confligge con la tomaia della calzatura rendendo spesso estremamente doloroso l'utilizzo delle scarpe. L’attrito causa una reazione della cute con la formazione di callosità molto dolorose, fino a provocare, nei casi più estremi, vere e proprie ulcere da decubito. Queste successivamente possono poi infettarsi creando problemi estremamente difficili da risolvere. Inoltre frequentemente le dita a martello deviano e si sovrappongono le une sulle altre. Le cause della comparsa di tale deformità sono molteplici. Nella grande maggioranza dei casi le dita a martello si associano e sono la diretta conseguenza di una deformità in valgismo dell'alluce, presente e trascurata da vario tempo. In altri casi la loro comparsa è legata ad altre alterazioni biomeccaniche come ad esempio il piede cavo. Esiste poi il grande capitolo delle malattie reumatiche che molto spesso provocano moltissimi problemi ai piedi e in particolare alle dita. E ancora, questa deformità può essere la conseguenza di traumi sia del piede sia di altre strutture dell'arto inferiore (esiti di sindromi compartimentali). Per affrontare e risolvere il problema è necessaria un'attenta valutazione non solo del piede ma di tutto l'arto inferiore per non sottovalutare patologie soprasegmentarie associate che potrebbero essere importanti nella genesi della deformità periferica. Inoltre deve essere eseguita un'analisi sistemica per la particolare frequenza della comparsa delle dita a martello nei pazienti con malattie reumatiche. La cura è essenzialmente chirurgica. Le tecniche di correzione sono molteplici e dipendono dal tipo di deformità. Il dito a martello può essere flessibile, ovvero la deformità scompare (in gergo tecnico si "riduce") estendendo con manovre manuali il dito, o può essere fissa (strutturata). Nel primo caso si eseguono procedure conservative rispetto all'articolazione, il cui scopo è quello di eliminare il dolore e restituire la mobilità e il corretto allineamento al dito. Nei casi di deformità a martello strutturata le procedure chirurgiche sono necessariamente più aggressive ed è necessario riallineare il dito mediante un'artrodesi (eliminazione chirurgica di un'articolazione gravemente malata). Quando si tratta di deformità isolate, questi interventi vengono eseguiti in anestesia locale (si "addormenta" solo il dito) e in regime ambulatoriale (il/la paziente esce dall'ospedale un’ora-due dopo l'operazione). Se si presentano in associazione con altre deformità del piede la correzione avviene contemporaneamente a quella delle altre patologie, di solito in regime di Day Hospital o di One Day Surgery (il paziente dorme una notte in ospedale). In base alle indicazioni specifiche e individuali la chirurgia può essere eseguita con tecnica aperta o percutanea. La deambulazione è immediata con l'utilizzo di una calzatura speciale. Il controllo del dolore è estremamente efficace grazie alle moderne tecniche anestesiologiche. Ortopedico e traumatologoOspedale San Camillodi Roma Clinica Pio XI

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