La più grande campagna di informazione, sensibilizzazione del diabete è La Giornata Mondiale del Diabete, istituita dalle Nazioni Unite nel 2006. Quest’anno in Italia più di 5mila volontari scenderanno in piazza con eventi e manifestazioni il 9 e il 10 novembre. Chi promuove e coordina il tutto è Diabete Italia, una federazione di Società scientifiche e associazioni che mira alla collaborazione tra medici e pazienti attraverso la formazione, l’informazione e il dialogo con le Istituzioni. Abbiamo intervistato il Presidente, Salvatore Caputo che non ha dubbi: «Il problema è profondo. Si tratta di andare al di là dei numeri. Non ci interssa quanti sono i diabetici, se tanti o pochi, o quanto costano al Servizio Sanitario Nazionale, ma capire come stanno. Se una persona diabetica è, come si dice, "ben compensata", ovvero è in grado di tenere sotto controllo la propria malattia ed è messa nelle condizioni di curarsi, può svolgere in serenità una vita normale e "costa" relativamente poco alla Sanità. Se, al contrario, questi pazienti sono scompensati, ovvero hanno sbalzi di glicemia e una serie di ripercussioni anche gravi sulla proprio salute, non solo vivono continuamente nella paura e nell’ansia, ma il tutto si trasforma in un problema più grave con ripercussioni sulla famiglia che non è in grado di assisterli e sulla società intera, poiché gli impatti a livello macroeconomico sono quasi catastrofici». Possiamo definire il paziente affetto da diabete un militante della salute? Come è possibile aiutarlo a tenere sotto controllo la malattia? «In effetti il diabete lo cura il paziente. Ciò però è possibile solo se è messo nelle condizioni di farlo, ovvero ha una certa attitudine psicologica, le informazioni giuste, l’accesso alle cure specialistiche, l’accesso all’autocontrollo e ai farmaci appropriati. La cosa interessante, che il nostro Sistema Sanitario è in grado di fare molto bene, è che la cura del diabete è un lavoro di squadra fatto dal paziente stesso e da una serie di figure professionali che lo seguono e lo guidano, dallo psicologo al nutrizionista, a impostare meglio le azioni quotidiane. Ecco perché i tagli al Servizio Sanitario non dovrebbero colpire queste persone indispensabili perché il paziente possa gestirsi da solo». Qualche consiglio sulla prevenzione? «Al primo posto c’è l'attività fisica da svolgere, compatibilmente con l’età e le proprie condizioni fisiche, almeno tre volte la settimana, già con una camminata a passo svelto per una mezz’ora si ottiene un certo risultato; l’importante è che si avverta un sforzo. Poi l’alimentazione, ovvero una dieta varia e regolare, senza eccessi e soprattutto senza i dannosissimi fuoripasto».
La battaglia si vince a colpi di prevenzione
Il presidente di Diabete Italia non ha dubbi: «Se sostenuto il paziente si cura da solo»
