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Il monito: «Basta tagli per i diabetici»

La riduzione di strumenti come le «strisce» per il monitoraggio della glicemia rischia solo di appesantire la situazione economica dell’assistenza medica

Proporre alle Regioni di superare la logica dei «tagli» e adottare nuovi modelli di assistenza sulla base delle indicazioni del Piano Nazionale Diabete. Questo il messaggio portato avanti da Diabete Italia su scala nazionale, dal 9 al 10 novembre, quando avranno luogo eventi speciali in occasione della Giornata Mondiale del Diabete. Cinque milioni di italiani hanno il Diabete, 1,5 milioni non direttamente risultanti alle strutture sanitarie, inconsapevoli del loro stato, venuti fuori grazie a stime e campionamenti, la parte che suscita maggiori preoccupazioni, il tutto per la mancanza di screening seri. Una situazione esplosiva che potrebbe portare a una grande emergenza e a enormi spese. I tagli della Sanità pubblica su strumenti efficaci, rischiano solo di appesantire la situazione economica dell’assistenza medica: è ormai provato che limitare, per esempio, il numero di «strisce» e lancette per il monitoraggio della glicemia a disposizione di ogni malato, porta sì un risparmio immediato nel bilancio di una Asl, ma già nello stesso mese che si instaura una simile misura, si impenna il numero di casi di ricoveri di diabetici per ipo o iperglicemia, con maggiore aggravio per le casse del Sistema Sanitario Nazionale. Ancora più grave è che fra regioni possono esserci grandi differenze sui tagli e sui limiti imposti, discrepanze anche fra una asl e un’altra così che due diabetici ottengono un’assistenza diversa fra loro, un fattore di maggiore o minore rischio nell’evoluzione del diabete solo per una differenza di codice di avviamento postale. Troppe le variabili in gioco fra chi è in terapia intensiva con assunzione di insulina, chi la prende tradizionalmente o in combinazione con farmaci, donne diabetiche in gravidanza, chi con grave squilibrio insulinico. Ogni caso deve essere valutato dal diabetologo che deve poter derogare dal tetto del numero di automonitoraggi per paziente. L’evidenza del problema è venuta fuori nell’indagine nazionale svolta da Alessandro Ozzello, Responsabile del Servizio di Diabetologia e Malattie Metaboliche dell’Ospedale di Pinerolo in Piemonte, dai diabetologi Andrea Giaccari, docente all’Università Cattolica di Roma e a Giorgio Grassi, del Servizio di Diabetologia dell’Ospedale San Giovanni Battista di Torino. «In realtà solo 8 su 21 tra regioni e province autonome prevedono tetti coerenti con quelli previsti dalle Linee Guida - sottolinea Ozzello - Sette prevedono dei tetti inferiori alle prescrizioni, mentre 5 regioni o non hanno comunicato i dati o concedono autonomia alle singole asl». È solo uno degli esempi possibili, degli aspetti da correggere. In questo senso Diabete Italia vuole spingere le regioni verso modelli di assistenza efficaci e appropriati previsti nel Piano Nazionale Diabete redatto dopo ampia consultazione col ministero della Salute, approvato dalla Conferenza Stato Regioni e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

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