General

Trasparenza e HiTech per cambiare la sanità

Chilelli, dg di Federsanità Anci avverte: «Va abbattuto il regionalismo spinto»

Enzo Chilelli è il direttore generale di Federsanità Anci, l’associazione che racchiude la gran parte delle Asl italiane, dal suo osservatorio particolare, lavora alla ristrutturazione del Sistema Sanitario Nazionale da anni. Per Chilelli non è tutto nero, quello che si vede tra le corsie della nostra sanità: «La riforma della sanità si cerca di fare da 30 anni. Qualcosa è stato fatto altrimenti l’Oms non ci riterrebbe la seconda sanità al mondo». Come. Nessun problema? «Abbiamo un grosso problema organizzativo e non riusciamo a trasmettere al cittadino il valore dell’offerta sanitaria». Una soluzione? «Ad esempio il progetto valutazione esiti fatto da Agenas che misura l’esito degli interventi. Va data al cittadino la possibilità di accedere a questi dati e di poter scegliere il professionista migliore. C’è bisogno di un’operazione trasparenza che abbandoni le logiche del cittadino suddito». Insomma tutto perfetto? «Diciamo che abbiamo una risposta eccezionale sulle acuzie in quasi tutto lo Stivale, i problemi iniziano sulla prognosi e sulla cura post acuzie». Funzionerà pure, ma costa troppo questa sanità. «In realtà i dati macroeconomici ci dicono che noi spendiamo percentualmente quanto gli altri paesi. Siamo intorno all’8 per cento del Pil. Il problema è che a oggi il 60 per cento è speso per la parte di cura e il 40 per la parte amministrativa. Se noi utilizzassimo sistemi più omogenei, quindi federalismo per la parte organizzativa e sistemi centrali, nazionali per quello che riguarda tutte le informazioni, come il fascicolo sanitario elettronico, potremmo risparmiare una quota della parte amministrativa e recuperare dieci miliardi per le cure. Insomma, più medici e infermieri e meno amministrativi». Ci saranno degli sprechi? «Certo, facciamo un esempio. Da letteratura ci dovrebbe essere un’emodinamica ogni 800 mila persone. Il nord di Roma ha 5 emodinamiche per 500 mila utenti». Capitolo tecnologico? «Della rivoluzione digitale in campo sanitario se ne parla moltissimo, ma di fatti non se ne vedono. Il localismo porta a costruire cloud territoriali, ma il sistema informativo deve essere nazionale. Così il processo diventerà troppo caro». E i costi standard? «In questo momento il Governo italiano non sta imponendo il costo standard, perchè non si basa sul costo dell’intervento, ma sul finanziamento più basso. In realtà il costo standard è lavorare sull’informatizzazione spinta e sui bilanci analitici. Solo così possiamo verificare effettivamente tutti i costi annessi all’intervento».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.