Per la sclerosi multipla gli studi son tutti da rifare. Sembrerebbe infatti che le cause della malattia che colpisce il sistema nervoso e di conseguenza il sistema muscolare, sono state cercate nella parte sbagliata del cervello. Non sarebbero nella sostanza bianca, bensì in quella grigia: parola dei ricercatori della Rutgers New Jersey Medical School. Eppure c’è una scoperta realizzata presso la Fondazione Santa Lucia IRCCS, che apre le porte a nuove cure per trattare vecchi problemi. Si tratta della tecnica di risonanza magnetica su pazienti affetti da sclerosi multipla (SM), con la finalità di chiarire il substrato neurobiologico sottostante i disturbi cognitivi che caratterizzano una parte considerevole della disabilità di questi pazienti. La malattia è subdola e spesso diagnosticata quando è tardi, chi ne è affetto lamenta disturbi alla vista, dell’equilibrio e della coordinazione, spasticità, alterazione della sensibilità e ostacoli della parola. È vero, ci sono pazienti che, nei casi più gravi, non riescono a camminare bene, a muovere un braccio o a compiere i gesti più semplici, a volte fin dagli esordi della malattia e con un rapido e violento aggravarsi della situazione. Ma per altri, e sono anche molti, la vita può continuare come prima. Certamente si tratta di una guerra che chi ne soffre, combatte tra sé e l’organismo, in cui si fronteggiano le cellule del sistema immunitario e le altre del sistema nervoso. Nel mezzo di questa lotta, la Sclerosi Multipla continua ad attaccare le cellule nervose e a ostacolare la comunicazione fra midollo spinale e cervello. Ma tutto questo non intralcia per fortuna il lavoro dei ricercatori che nel Laboratorio di Neuroimmagini e nel Dipartimento di Clinica Neurologica e Comportamentale della Fondazione, in collaborazione con la Clinica Neurologica dell’Università di Roma Tor Vergata, hanno individuato segni di compromissione anche cognitiva nella sclerosi multipla. Dei risultati così interessanti da essere ripresi sul numero di agosto della rivista internazionale Multiple Sclerosis Journal. La tecnica di risonanza magnetica adottata in questo lavoro è stata recentemente sviluppata presso il Laboratorio di Neuroimmagini della Fondazione Santa Lucia in collaborazione con l'Università di Manchester, e preliminarmente impiegata nello studio della malattia di Alzheimer, come dimostrato da due precedenti pubblicazioni. Questa tecnica, fondata sull’acquisizione di immagini cerebrali pesate in diffusione e su tecnica trattografica, consente di quantificare, in modo operatore indipendente, la connettività strutturale cerebrale e le sue modificazioni in presenza di patologia. Applicata sui pazienti affetti da sclerosi multipla, la scoperta ha evidenziato alterazioni specifiche di connettività all’interno di vasti circuiti cerebrali (i.e., talamo e nucleo caudato, strutture queste implicate non solo in funzioni sensitivo-motorie ma anche nelle funzioni superiori), il cui coinvolgimento spiega, con elevata risoluzione anatomica, il livello di disabilità cognitiva esibito dai pazienti studiati.
Non solo disturbi motori ecco quelli cognitivi
La scoperta da una ricerca condotta nei laboratori della Fondazione Santa Lucia Irccs
