Vi è tanta contraddizione negli ospedali italiani che questi sembrano la rappresentazione tragicomica dell’animo italico. E così si passa da pratiche efficienti e qualità dei servizi, da far rabbrividire le cliniche private, a catapecchie, figlie della più grossolana sciatteria. E che dire della medicina, tanto ottusa quando si parla di temi etici e la più svelta e creativa quando si parla di staminali periferiche (l’Italia è il leader nella chirurgia rigenerativa). E così il Bel Paese appare un manicomio, dove ogni cosa si mischia senza il minimo riguardo al buon senso. L’aspetto più curioso della sanità nostrana è che ogni ospedale o Asl che sia, ha la sua punta d’eccellenza. Le chiamano best practice e l’obiettivo è quelle che se le raccontino l’uno con l’altro. Pura fantascienza, non c’è più sordo di chi non vuol sentire. Poi passiamo alle attrezzature, c’è chi le paga diversamente da altri, ma non basta perché c’è poi chi le compra e non le usa. E che dire degli ospedali svuotati, quelle strutture sparse in giro per l’Italia che non si chiudono per evitare drammi politici locali, ma lentamente si trasformano in cattedrali nel deserto. Poi ci sono gli italiani (che medici, che orgoglio) in giro per il terzo mondo che in una tenda ci fanno nascere un ospedale attrezzato. La sanità è un insieme di paradossi che ci piaccia o no, ma può trasformarsi e da questa può ripartire il sistema Paese. Da oggi fino a venerdi 21 giugno al Palazzo dei Congressi di Roma prenderà vita la decima edizione di Sanit. Il Forum Internazionale della Salute è un’occasione per guardarsi negli occhi e cercare la strada dell’innovazione e del cambiamento. Snellire e gestire i servizi, educare la popolazione sempre più ipocondriaca e tagliare tutto quello che è figlio di vecchie logiche. Un esempio? A Vicenza c’è una macchina che evita di stampare le radiografie, con annesso risparmio di lastre, infatti, i medici le hanno in forma digitale sui loro pc. Ora bisogna farsi una domanda: quante Asl ne sono in possesso? Funziona o non funziona? Bisogna saperlo e decidere se usarla ovunque o no. Si chiama organizzazione, razionalizzazione, perché state certi che il disordine non è creatività.
Buone pratiche per una sanità più efficiente
di Claudio Lo Tufo Vi è tanta contraddizione negli ospedali italiani che questi sembrano la rappresentazione tragicomica dell’animo italico. E così si passa da pratiche efficienti e qualità dei...
