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Alla Fiera di Parma le nuove frontiere della celiachia

L’attenzione è sempre maggiore sulle affezioni indotte dall’assunzione di alimenti con glutine. Il moltiplicarsi di confronti scientifici sul tema e i nuovi risultati nella ricerca, ne sono la prova....

L’attenzione è sempre maggiore sulle affezioni indotte dall’assunzione di alimenti con glutine. Il moltiplicarsi di confronti scientifici sul tema e i nuovi risultati nella ricerca, ne sono la prova. Oltre la celiachia, è la sensibilità al glutine non celiaca (SGNC) a rappresentare la nuova frontiera degli studi clinici, come sottolineato nell’incontro avvenuto al complesso Fiere di Parma, il convegno Aic, Associazione italiana celiachia, a «Pianeta Nutrizione & Integrazione», IV Forum Multidisciplinare sulla Sana Nutrizione. Le prolamine e le glutenine ad alto peso molecolare di frumento, segale, orzo, farro e kamut, possono innescare risposte fisiche anche in chi è stato già escluso da diagnosi di celiachia e di allergia al grano. L’Aic e la Fondazione Celiachia (FC) si sono profondamente messi in gioco per comprendere e spiegare il fenomeno. La SGNC, molto diffusa fra la popolazione, ma in dimensioni ancora da definire con esattezza, è stata già ben analizzata. Come si legge nei documenti del convegno, può essere riassunta come sindrome caratterizzata da molteplici sintomi intestinali e/o extraintestinali correlati all’assunzione di questa sostanza lipoproteica. Diagnosticare la sensibilità non è complicato, come sottolineato dal professore Umberto Volta, responsabile della struttura semplice di malattia celiaca e sindromi da malassorbimento al Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna, presidente dei consulenti scientifici nazionali dell’Aic: «Per la diagnosi basta un trial a "doppio cieco" con un placebo: si elimina il glutine per un periodo poi lo si reintroduce senza che il paziente lo sappia. In presenza di reazione, il soggetto è realmente sensibile al glutine».

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