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Addio sale. È tempo di salvare il cuore

L’ipertensione è fra le patologie più diffuse. Si combatte e si vince cambiando abitudini

I numeri assomigliano a quelli di uno sterminio pur generato solo di cattive abitudini: sono 17,3 milioni i morti ogni anno a causa delle malattie cardiovascolari. Così non c’è da stupirsi se il 40 per cento degli adulti, al di sopra dei 25 anni, soffre di pressione alta. Le chiamano malattie da abbondanza, di certo sono un problema crescente nei paesi occidentali. Per questo l’Organizzazione Mondiale della Sanità dedica l’odierna giornata mondiale della salute all’ipertensione. Il World Health Day si celebra ogni 7 aprile per ricordare l’anniversario della fondazione dell’Oms nel 1948. Ogni anno un tema è stato selezionato per questa giornata con l’obiettivo di mettere in evidenza un settore prioritario di preoccupazione per la salute pubblica in tutto il mondo. Quest’anno è appunto la pressione alta, che aumenta il rischio di attacchi cardiaci, ictus e insufficienza renale e se lasciata incontrollata, la pressione alta può anche causare cecità, irregolarità del battito cardiaco e insufficienza cardiaca. Tuttavia, l’ipertensione è prevenibile e curabile. In alcuni paesi è stata messa in campo una forte azione di prevenzione, che ha portato a una riduzione sensibile della mortalità per malattie cardiache. Il rischio di sviluppare ipertensione può essere ridotto grazie a una vita più sana ma soprattutto attraverso la riduzione dell’uso del sale. Il tetto da non superare è quello dei 5 grammi al giorno (l’equivalente di circa 1 cucchiaino). Un corretto stile di vita, infatti, fa diminuire il rischio di ictus del 23 per cento e riduce i tassi generali di malattie cardiovascolari del 17 per cento. L’assunzione giornaliera della maggior parte delle persone nell’area Euro, secondo l’OMS, è circa tra gli 8 e gli11 grammi, molto al di sopra del livello raccomandato. Ma non è la saliera la vera causa dell’uso eccessivo di sale. Infatti, l’80 per cento del consumo nell’Unione europea proviene da alimenti trasformati come formaggi, pane e piatti pronti. Insomma, consumiamo molto più sale di quanto ce ne rendiamo conto, con risultati negativi per la nostra pressione sanguigna e in generale per la salute cardiovascolare. «Un corretto uso del sale è una delle azioni più efficaci per ridurre i considerevoli costi sociali della pressione alta», ha detto Zsuzsanna Jakab, Direttore Regionale OMS per l’Europa. «È certo che ogni riduzione del sale sia positiva, ma in molti paesi il sale che si aggiunge a tavola è l’ultima delle preoccupazioni. Sono gli alimenti cotti, come pane e prodotti pronti, che possono maggiormente minare il nostro organismo. Infatti, è facile trascurare questa tipologia di sale, a meno che non ci siano etichettature in grado di metterlo in risalto». Per questo l’OMS spinge ad una politica più attenta anche da parte dei governi. E c’è chi non ha perso tempo. Come al solito a primeggiare sono i finlandesi che, attraverso un sistema di etichette colorate, hanno costretto i produttori a segnalare la quantità di sale presente nei cibi. Una scelta che tutti i paesi europei dovrebbero intraprendere.

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