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Famiglia massacrata, Hossain ricercato anche all'estero. L'ipotesi che prende piede

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Luigi Frasca
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Polizia e carabinieri continuano senza sosta le ricerche del killer che venerdì sera ha sterminato una famiglia, padre, madre, e figlia, e ferito gravemente l'altro figlio di 18 anni in un appartamento in via Montiglio nel quartiere romano di Casalotti. Il ricercato, un cittadino bengalese di 43 anni di nome Hossain Shahadat, connazionale delle vittime, avrebbe ucciso i tre con una mannaia che è stata sequestrata. Il palazzo è presidiato dalla Polizia di Stato, presente sul posto con un'autoradio. Le ricerche del fuggitivo, residente ufficialmente a Frosinone in Ciociaria, sono state estese anche in campo internazionale, ma con il passare delle ore si affaccia sempre di più l'ipotesi che Hossain Shahadat possa essersi tolto la vita.

 

Secondo quanto ricostruito dalla squadra mobile di Roma, il killer avrebbe dapprima ucciso con una mannaia la donna e la figlia all'interno dell'appartamento di via Montiglio, cercando successivamente di eliminare le tracce di sangue presenti nell'abitazione. Intorno alle 22 il marito della donna è rientrato insieme al figlio ventenne. A quel punto il presunto assassino, che si era nascosto dietro una porta, avrebbe aggredito entrambi. Il padre è stato ucciso, mentre il giovane, gravemente ferito, è riuscito a sopravvivere. Le vittime sono Kamal Uddin Babul, 39 anni, la moglie Jahan Hosne Momotay, 38 anni, e la loro bambina Islam Arowa, tutti di origini bengalesi. Una famiglia descritta da tutti come riservata, laboriosa e perfettamente integrata nel quartiere. L'uomo viveva in Italia da circa quindici anni e lavorava davanti a un supermercato della zona Boccea, aiutando i clienti con i carrelli della spesa. La moglie e i figli lo avevano raggiunto soltanto da un paio d'anni. Determinante per le indagini la testimonianza del figlio maggiore, Amir Hossain Ayan, unico sopravvissuto alla strage. Nonostante una profonda ferita all'addome e la forte perdita di sangue, il ventenne è riuscito a trascinarsi fino in strada per chiedere aiuto. A soccorrerlo è stato un vicino di casa che ha immediatamente allertato il 112.

 

Alcuni residenti hanno raccontato di aver visto un uomo allontanarsi a piedi con gli abiti sporchi di sangue pochi istanti dopo il delitto. Le ricerche si concentrano su Hossain Shahadat, cittadino bengalese nato nel 1983, richiedente asilo che proprio il giorno della strage aveva ottenuto dalla Questura di Frosinone il riconoscimento dello status di rifugiato politico e il conseguente permesso di soggiorno. Gli investigatori della Squadra Mobile di Roma stanno verificando ogni suo possibile spostamento. Nel frattempo gli agenti hanno recuperato e sequestrato una mannaia ritenuta compatibile con l'arma del delitto e hanno repertato una maglia blu, presumibilmente indossata dal killer durante l'aggressione, ritrovata nella parte finale di via Montiglio.

 

L'inchiesta è coordinata dalla Procura di Roma con il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini. Emergono intanto ulteriori elementi sulla figura del ricercato. In passato sarebbe stato impegnato politicamente all'interno del Bangladesh Nationalist Party (BNP), ricoprendo incarichi di rilievo nell'organizzazione italiana e nel comitato estero del movimento. Al vaglio degli investigatori anche il contenuto dei suoi profili social. Particolare attenzione è rivolta a un messaggio pubblicato su Facebook il 25 giugno, poche ore prima della strage, nel quale si leggeva: "Un uomo non muore da solo" e "dovresti morire con i tuoi cari quando muori". Un post che, dopo il triplice omicidio, è stato sommerso dai commenti di indignazione. 

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