Famiglia bengalese sterminata a Roma, c'è un'ipotesi di movente: le indagini e la caccia al killer
Il delitto è avvenuto nella tarda serata di giovedì, intorno alle 22.30. Qualcuno ha bussato alla porta di quella palazzina a due piani nel quartiere periferico della Capitale, ed è stato fatto entrare. Ciò che è accaduto dopo ha lasciato i segni su ogni superficie dell'appartamento: un'impronta di mano insanguinata sul muro, tracce di sangue sui gradini delle scale, i segni di una fuga disperata compiuta a due gradini per volta da un ragazzo che aveva appena assistito all'uccisione della sua famiglia. L'arma del delitto, secondo i primi accertamenti, sarebbe una mannaia. Padre e madre, Kamal Uddin e Jahan Momotaj, originari del Bangladesh, non avevano precedenti penali. Nulla, almeno in apparenza, lasciava presagire una fine simile.
Gli investigatori della squadra mobile, in coordinamento con il commissariato Aurelio, hanno da subito concentrato le ricerche su un connazionale della famiglia vittima, che si trovava nell'appartamento la sera dell'omicidio. L'uomo, un amico, o quantomeno una persona conosciuta dalla coppia, secondo le prime ricostruzioni investigative, sarebbe stato fatto entrare volontariamente dai coniugi. Prima della fuga, avrebbe avuto una violenta colluttazione con il figlio ventenne: uno scontro fisico dal quale il giovane è uscito ferito ma vivo, riuscendo poi a trascinarsi fuori dall'abitazione e a chiedere aiuto. Il sospettato si è dileguato subito dopo la strage e al momento risulta irreperibile. Gli agenti stanno passando al setaccio i tabulati telefonici e le immagini delle telecamere di videosorveglianza installate nella zona, nella speranza di ricostruire i movimenti dell'uomo prima e dopo il delitto.
Tra le ipotesi che la squadra mobile sta valutando, una in particolare sta prendendo corpo nelle ultime ore: quella di un movente passionale. Non è ancora chiaro se il movente riguardi relazioni sentimentali interne alla famiglia o coinvolga direttamente il sospettato in fuga, ma gli inquirenti non escludono che dietro la violenza cieca di quella sera ci sia una storia di gelosie, risentimenti o legami affettivi interrotti. Una dinamica, quella passionale, purtroppo non insolita nelle stragi familiari. Resta tuttavia una pista ancora aperta, da verificare con il progredire delle indagini e, soprattutto, con l'eventuale interrogatorio del fuggitivo.
Il quartiere di Casalotti, periferia ovest della Capitale, si è svegliato questa mattina con il peso di una notizia difficile da metabolizzare. Quella bambina di otto anni, i genitori uccisi in casa propria, il fratello che scende le scale insanguinate cercando di salvarsi: immagini che restano, e che chiedono una risposta che per ora ancora non c'è.
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