Caso Ranucci, l'ordinanza del gip: "Lavitola voleva favorirne l'ascesa politica". Le chat
L'attentato dell'ottobre scorso davanti all'abitazione del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci sarebbe stato commissionato da Valter Lavitola, arrestato oggi (nel video le immagini del Tg1), "esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti'' dell'indagato ''in ambito politico''. È quanto riportato nell'ordinanza di custodia cautelare con la quale il gip di Roma Iole Moricca ha disposto il carcere per l'imprenditore. ''Se infatti lo scopo era quello di favorire l'ascesa politica del giornalista Ranucci ed evidentemente assicurarsi per sé un ruolo di primo piano nel nuovo scenario politico ipotizzato - si legge nell'ordinanza disposta in seguito all'inchiesta della procura di Roma con le indagini delegate ai carabinieri del Nucleo Investigativo - è indubbio che nella ideazione dell'indagato Lavitola, agli occhi della vittima e dell'opinione pubblica l'evento delittuoso doveva apparire come un atto intimidatorio o ritorsivo, comunque un avvertimento rivolto al giornalista Ranucci per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in effettivo pericolo l'incolumità del giornalista''.
Dunque è nel rapporto personale tra Lavitola e il conduttore Rai di Report (vittima dell'attentato e non indagato) che il gip individua il movente. Un progetto che, secondo il giudice, avrebbe avuto un duplice obiettivo: proteggere Ranucci e accrescerne la popolarità. "Ebbene, non vi è dubbio che le risultanze di cui si è dato conto rappresentino un formidabile movente per l'azione delittuosa posta in essere", scrive il gip nelle 198 pagine dell'ordinanza con cui ha disposto l'arresto di Lavitola. Perno centrale delle analisi sono i messaggi trovati sul telefono, che dimostrerebbero il rapporto con Ranucci. Lavitola, secondo il giudice, "si poneva come persona pronta a sostenerlo nelle difficoltà e, davanti ai successi televisivi, come un adulatore e grande estimatore. Lavitola avrebbe coltivato l'idea di convincere Ranucci a entrare in politica". Il 29 luglio 2024, nei momenti di difficoltà professionale, gli avrebbe scritto: "Sarebbe il momento di andarsene", suggerendo di lasciare l'attività giornalistica. Il 26 giugno 2025 il messaggio sarebbe stato ancora più esplicito: "In ogni caso, credo che ti sia chiaro che ogni attacco che ti fanno serve a farti crescere ulteriormente, cerca di cogliere, altrimenti rischi la salute".
Il giudice chiarisce che "allo stato non è emerso alcun elemento, come si evince dalle risultanze acquisite, per ritenere che il giornalista fosse d'accordo con Lavitola". Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci, ha dichiarato che "l'arresto di Valter Lavitola conferma la gravità e la complessità dell'attentato subito da Sigfrido Ranucci, di cui sarà fondamentale comprendere movente e contesto di maturazione. E mentre per l'autorità giudiziaria è evidente come Ranucci sia la vittima, per alcuni giornalisti ed esponenti politici lo stesso attentato viene trasformato nel pretesto per regolare i conti con Report e con i suoi giornalisti in una strategia parossistica volta a delegittimare il giornalismo di inchiesta".
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