Leonardo Maria Del Vecchio dall'ex compagna in ospedale. Le dichiarazioni ai giornalisti
Ecco l’arrivo all’ospedale San Raffaele dell’imprenditore Leonardo Maria Del Vecchio. Insieme ai suoi collaboratori è entrato nella struttura sanitaria per una visita alla sua ex compagna Sara Soldati, attualmente ricoverata nel polo milanese, per augurarle una pronta guarigione. “Sono venuto innanzitutto per vedere come stava mia figlia, sono giorni che non la vedo ed è una sera che alloggia in una camera di ospedale. Sara è stata ricoverata ma non si sa per cosa, non capisco perché si debba far stare una bambina dentro una camera d’ospedale due giorni. Ho provato anche a chiedere di portarla via, anche con la nonna, come preferiva Sara. Sono contento che entrambe stiano bene, ma non sono felice di averle viste in camera d’ospedale. La bambina sta dormendo ma questo non è il posto dove deve stare”, il commento di Leonardo Maria Del Vecchio.
In seguito è stata diffusa una nota dei legali dell'imprenditore, Daniela Missaglia e Domenico Aielloc: "Da settimane assistiamo a una rappresentazione costruita dalla difesa della signora Soldati per i giornali e per i social. Una rappresentazione che, puntualmente, viene smentita dalla realtà dei fatti. È successo ancora oggi. Prima è stato comunicato che Bianca si trovava già "a casa". Non era vero. La bambina era ancora in ospedale, dove aveva trascorso la notte in un reparto destinato agli adulti. Il padre è arrivato a Milano senza sapere dove fosse la bambina comunque pronto a prendersene cura, come peraltro suggerito dal Curatore Speciale. Infine si è parlato di un accordo tra le parti. Anche questo inesistente. Quando una ricostruzione viene sistematicamente smentita dai fatti, il problema non è più la singola inesattezza, ma l'affidabilità complessiva della narrazione. Ancora più grave è un altro aspetto. Si è scelto di alimentare il conflitto non soltanto attraverso dichiarazioni pubbliche sempre più lontane dalla realtà processuale, ma anche delegittimando sistematicamente i difensori della controparte, dipingendoli come terroristi o come soggetti animati da finalità estranee alla tutela della bambina. È una modalità di esercizio della professione che, oltre a non appartenere alla nostra cultura giuridica, assume evidenti profili di rilevanza deontologica".
"L'avvocato ha il dovere di difendere il proprio assistito ma non quello di costruire aspettative giuridicamente irrealizzabili o di convincerlo che il processo seguirà la narrazione mediatica anziché le prove - continua il comunicato - Questa vicenda non è una serie televisiva e non può essere trasformata nel tentativo di replicare, attraverso i mezzi di informazione, dinamiche mediatiche già viste in passato. Qui non ci sono copioni da riscrivere ma c'è una bambina di un anno, un padre presente, una madre ricoverata per la terza volta nell’ultimo mese per problemi che verranno poi accertati e un procedimento nel quale il giudice dovrà valutare esclusivamente i fatti. E i fatti dicono che il padre era a Milano, disponibile ad assistere personalmente la figlia; che la bambina ha trascorso la notte in ospedale in un reparto per adulti; che si è detto che fosse già a casa quando non lo era; che si è evocato un accordo che non è mai esistito.".
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