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Il rogo a Malagrotta resta un mistero: l'indagine non esclude il dolo

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Le origini delle fiamme divampate a Malagrotta, che hanno distrutto il Tmb2 - la più grande struttura che trattava fino a 5.400 tonnellate di rifiuti indifferenziati a settimana a Roma - sono ancora avvolte nel mistero. Era il pomeriggio del 15 giugno scorso quando la densa colonna di fumo nero ricoprì la Capitale e fu visibile in ogni angolo della città. Sulle cause dell’incendio molte sono ancora le ipotesi che restano in piedi tra cui anche quella che ricondurrebbe un incidente dovuto allo smaltimento improprio, tra i rifiuti urbani, di batterie al litio. La pista dolosa, però, resta tutt’altro che esclusa.

 

A tre mesi esatti dal rogo, la procura di Roma che indaga su quanto accaduto nel capannone a Malagrotta, fa sapere che «gli accertamenti sono ancora in corso, quindi, ogni conclusione è prematura». Gli inquirenti di piazzale Clodio stanno valutando diversi aspetti dell’indagine. Innanzitutto quanto raccolto dagli investigatori in fase di repertamento, anche se molto è stato compromesso nel corso delle operazioni di spegnimento durate giorni. Ci sono poi le immagini di videosorveglianza, la ricostruzione della dinamica dei fatti e anche lo studio delle perizie tecniche redatte da consulenti e tecnici.

 

Tuttavia non va sottovaluto neanche il contesto storico e politico in cui si è verificato il rogo. L’incendio del Tmb2, oltre ad innescare le preoccupazioni nella cittadinanza per l’inquietante colonna di fumo nero che si è levata durante la combustione, ha creato un ulteriore e grosso problema al già fragile sistema di gestione dei rifiuti nella Capitale. Le fiamme si sono sviluppate pochi giorni dopo il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, aveva annunciato l’idea di un termovalorizzatore nel perimetro comunale della città. E l’emergenza rifiuti scaturita in città dopo l’incendio, rischiava di essere ancora più pesante se le fiamme si fossero estese anche al Tmb1, il quale, invece, grazie ad un celere intervento manutentivo è tornato in funzione in poche settimane. Tutti questi aspetti sono la vaglio della magistratura inquirente.

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