Roma Capitale

Mafia Capitale, Carminati parlerà Odevaine: "Sugli immigrati non si guadagna"

Botta e risposta tra accusa e difesa. Il legale dell'ex Nar: "Questo è un processetto". L'11 dicembre Alemanno in aula

È ufficialmente iniziato, nell'aula Occorsio del Tribunale di Roma, il maxi processo a Mafia Capitale. Alla sbarra 46 imputati con accuse che vanno dalla corruzione all'associazione per delinquere di stampo mafioso. Sarà una vera e propria maratona processuale (sono 130 le udienze programmate fino al prossimo luglio) che da lunedì si trasferirà nell'aula bunker di Rebibbia. A giudicare gli imputati è la decima sezione penale del Tribunale presieduta da Rosanna Ianniello. Presenti i pm Paolo Ielo, Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini. Chi di sicuro non si vedrà mai in aula sono i principali protagonisti della vicenda, "Er cecato" Massimo Carminati, e il "ras delle cooperative" Salvatore Buzzì che già oggi si sono collegati in videoconferenza. Un provvedimento preso per motivi di sicurezza: Carminati resterà nel carcere di Parma dove è detenuto al regime del 41bis, Buzzi in quello di Tolmezzo. Collegati a distanza per la prima udienza di oggi anche altri imputati. L'udienza si è aperta con l'appello degli imputati, il controllo dei collegamenti in videoconferenza e con la verifica degli avvocati delle difese o delle eventuali revoche. Presenti in un'aula Occorsio, al completo per la numerosa presenza di avvocati e giornalisti, anche Luca Odevaine da martedì agli arresti domiciliari e l'imprenditore Daniele Pulcini.     "Un processetto". A "scaldare" il primo giorno di udienza del processo a Mafia Capitale un vivace botta e risposta tra difesa e accusa. La scintilla è stata l'eccezione di nullità sollevata sia da Giosuè Naso, legale di Massimo Carminati, Riccardo Brugia e Fabrizio Testa, e sia da Alessandro Diddi, legale di Salvatore Buzzi, rispetto al provvedimento che impedisce a Brugia, Testa e Buzzi di essere trasferiti al carcere di Rebibbia per motivi di sicurezza. "Tutto questo è pretestuoso e mira a rendere impossibile la difesa degli imputati - ha tuonato Naso - Questo è un 'processetto' montato da una campagna giornalistico-mediatica-giudiziaria con una regia precisa e finalità precise". "Molti tra noi avevano pensato a un 'inguacchio', cioè a una destinazione pilotata verso questo collegio giudicante. Io invece ero tra i pochi a sostenere che avevamo avuto un colpo di fortuna perché so quanto lei sia autonoma e indipendente - ha detto rivolgendosi alla presidente Ianniello - Ma dopo il suo secondo provvedimento (che impedisce a Brugia e Testa di partecipare fisicamente al processo, ndr) non vorrei mi cadesse un mito". Diddi ha poi aggiunto che per quanto riguarda Buzzi, il suo trasferimento dal carcere di Nuoro a quello di Tolmezzo è "avvenuto lunedì", senza che il legale fosse avvertito, e ha ricordato che il fondatore della coop 29 giugno deve proseguire alcuni interventi chirurgici alla bocca iniziati nel carcere di Nuoro e che la traduzione nell'istituto di Tolmezzo rende tutto questo molto complicato. La replica del pm Giuseppe Cascini, che rappresenta l'accusa insieme a Paolo Ielo e Stefano Tescaroli, è stata altrettanto forte, in particolare verso Naso: "Tutti i processi sono seri e tutti gli imputati sono rispettati e trattati allo stesso modo. Bisogna avere serenità e rispetto nei confronti di tutti. Credo che non sia elegante nemmeno per chi è detenuto e chiamato a rispondere di alcune accuse chiamare questo 'un processetto'. Abbiamo stili diversi avvocato, e non ho l'abitudine di dire a tutti i presidenti di tribunale che incontro che sono i migliori". Quanto al fatto che a Buzzi, Brugia e Testa venga impedito il trasferimento a Rebibbia, Cascini ha ricordato che "uno degli episodi per cui si sono svolte indagini, che poi non si è concluso perché si è intervenuti prima, era l'acquisizione da parte degli imputati del servizio mensa presso il carcere di Rebibbia. Lì Buzzi è stato detenuto per lunghissimo tempo e ha creato la coop 29 giugno e aveva organizzato l'acquisizione del servizio insieme a Ietto e Carminati. Questa è la realtà di questa organizzazione e rispetto a questo destinare tutti gli imputati in quel carcere sarebbe stato un fuor d'opera".     Carminati parlerà L'altra "notizia" della giornata è che "Massimo Carminati parlerà". A dirlo il suo avvocato, Giosuè Naso che assicura: "È intenzionato a difendersi in modo diverso dal solito perché vuole chiarire un sacco di cose e lo farà". Dal giorno dell'arresto, "Er Cecato" non ha mai parlato con i pm, l'impressione è che la sua "prima volta" sarà tutt'altro che indolore. "Di tutta questa storia a Carminati ha dato particolarmente fastidio - ha aggiunto Naso - il fatto che il suo nome sia stato accostato alle parole 'mafia' e 'droga'. Con la mafia non c'entra proprio nulla e la droga gli fa veramente schifo. E non parliamo delle armi che non sono mai state trovate". Il penalista ha commentato anche le prime sentenze arrivate in settimana e in particolare il fatto che il gup Anna Criscuolo abbia riconosciuto ad un collaboratore di Buzzi, Gammuto, l'aggravante mafiosa: "Si tratta di una decisione ampiamente attesa, arrivata in forma assolutamente tempestiva. Noi da un anno stiamo aspettando di comparire davanti al tribunale e, guarda il caso, gli immediati verranno celebrati proprio alla vigilia di questa sentenza gup e dell'arresto di alcuni giorni fa della dirigente Eur Spa, Clelia Logorelli, per corruzione. Questo per far capire il clima. Secondo me c'è una regia facilmente identificabile che vuole tutto questo".     Parola ad Odevaine In attesa di sentire Carminati tocca ad una altro degli imputati, Luca Odevaine, dire la sua sul processo. L'ex vicecapo di Gabinetto di Veltroni ha risposto alle domande dei giornalisti a margine dell'udienza e si è detto disposto a collaborare perché "ho fatto degli errori". "A Roma non c'è un sistema mafioso che gestisce la città - ha aggiunto -. A Roma le cose si trascinano. A Roma la mafia investe in attività legali. Con Carminati non c'entro nulla affronto serenamente questo processo dopo un percorso che mi ha portato a collaborare con i magistrati". Il sistema delle coop? " Bisogna arrivare a compromessi fiscali perché lo Stato non paga". Quindi ha parla di immigrazione: "Il danno più grave che ha fatto Salvatore Buzzi è dire che con l'immigrazione si guadagna più che con la droga, perché non è più così. Qualche anno fa sì, ma da due o tre anni i margini di guadagno sono quasi nulli, infatti le gare vanno deserte. Con 35 euro a rifugiato le ditte fanno fatica a rientrarci e soprattutto lo Stato non paga, questo è il problema". E aggiunge: "Non si ragiona sulla qualità dell'accoglienza. Mi auguro che questo processo apra una finestra sul fatto che lo Stato è insolvente su questa cosa e possono aprirsi spazi per infilarsi. Il sistema accoglienza come funziona adesso? Come prima, cioè non funziona. Un'altra delle cose più gravi create da questo processo è avere screditato il mondo delle coop".     L'11 dicembre Alemanno in aula E c'è anche una data per Gianni Alemanno. L'11 dicembre l'ex sindaco dovrà comparire dinanzi al Gup che dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dai pm. Alemanno, in particolare, è accusato del reato di corruzione per avere favorito il clan di Buzzi e Carminati nell'assegnazione di alcune gare dell'Ama (ad esempio quella per la raccolta dei rifiuti multimateriale) al gruppo Eriches-29 giugno. All'ex primo cittadino vengono contestate la nomina di Giuseppe Berti a consigliere di amministrazione di Ama, le 'pressioni' per permettere la nomina a dg dell'azienda di Giovanni Fiscon, l'avere "posto il suo ufficio" a disposizione di Buzzi e Carminati e l'intervento perché dal Comune fossero erogati finanziamenti a Eur S.p.A finalizzati al pagamento di crediti per soggetti riconducibili a Buzzi e Carminati. E ancora Alemanno è accusato di avere ricevuto "in accordo con Panzironi (ex ad Ama, ndr) e materialmente da Panzironi 75 mila euro per cene elettorali, 40 mila euro come finanziamento alla Fondazione Nuova Italia e somme in contanti non inferiori a 10mila euro a fronte di un'originaria promessa di 40 mila". L'avviso di conclusione delle indagini era stato recapitato all'ex sindaco lo scorso primo ottobre e lui aveva sottolineato come, all'interno, non ci fossero più "i reati previsti dall'articolo 416 bis del codice penale, ovvero l'associazione a delinquere di stampo mafioso".

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