La ripresa c'è ma solo per le imprese più strutturate; le piccole soffrono ancora per la crisi anche se lo stato generale degli imprenditori migliora, sono più ottimisti e credono che la fase più difficile sia rimasta alle loro spalle. L'indagine svolta dalla Cna di Roma, in collaborazione con il Centro Europa Ricerche sullo stato di 500 pmi, evidenzia soprattutto un aspetto: chi non fa rete, sebbene piccolo, chi non si struttura e non investe nell'internazionalizzazione fa più fatica degli altri. Discorso a parte va fatto per i giovani e le donne, che appaiono avvantaggiati in uno stato generale di difficoltà. Importante la questione anagrafica, con una performance migliore per le pmi (artigiane e non) condotte da un under 40: secondo il consuntivo del I semestre 2015 il saldo sintetico è a 14,1% contro il -11,4% degli over 40. Bene anche per le imprese a titolarità femminile: +7% contro, il -5,9% delle imprese condotte da uomini sul consuntivo del I semestre 2015, mentre a giudicare dalle previsioni per il semestre in corso le imprese condotte da uomini risponderanno in misura più ampia ai segnali di ripresa recuperando il gap e superando le colleghe (+9,4% contro il +7,4%).In particolare, con riferimento al consuntivo del primo semestre di quest'anno, le micro imprese di Roma hanno registrato un saldo negativo pari al -22,9%, contro un saldo positivo dell'11,7% delle imprese più strutturate. «Interpellando le imprese è emerso che il 38,9% di loro dichiara che il peggio della crisi è passato - ha spiegato Stefano Fantacone, il direttore del Centro Europa Ricerche - È la prima volta da quando facciamo l'indagine che i 5 principali indicatori (produzione, ordini, fatturato, utile lordo e fatturato estero) assumono valore positivo. È lecito parlare di andamento espansivo ma con le dovute cautele».
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Piccole imprese ottimiste La ripresa è lenta. Ma c’è