La sera del 30 marzo 2010, al secondo tentativo di rapina subito nel giro di 40 minuti, aveva estratto la pistola e aveva sparato, ferendo al collo un medico di 73 anni che si trovava di passaggio. Era finito sul banco degli imputati, accusato di tentato omicidio. Adesso però l’uomo, un giovane romano che insieme ai genitori gestisce una tabaccheria in via Gregorio XI più volte bersagliata negli anni da rapinatori a mano armata, potrebbe evitare la possibile condanna. E proprio grazie al dottore che si salvò per miracolo dalla sua pallottola. Ieri infatti, durante il processo davanti al giudice monocratico di Roma, l’accusa nei confronti del ragazzo è stata derubricata da tentato omicidio ad eccesso colposo di legittima difesa, un reato perseguibile a querela di parte. Una querela che Michele Curcione, il medico ferito all’epoca, ha deciso di rimettere. Potrebbe concludersi così una vicenda che, a prescindere dal suo tragitto giudiziario e malgrado il tempo trascorso, racconta in modo emblematico le difficoltà e l’inferno quotidiano in cui si dibattono i commercianti in alcune zone della capitale. La madre dell’imputato, che ha testimoniato ieri in aula, ha raccontato come la loro tabaccheria - prima del duplice assalto del 2010 - fosse stata già rapinata altre tre volte nel giro di pochi anni. «L’ultima rapina risaliva a quattro mesi prima», ha spiegato la donna prima di rievocare la sera del 30 marzo 2010. «Poco dopo le 19 un uomo è entrato nel nostro esercizio. Ha scavalcato il bancone e ha puntato una pistola al collo di mio figlio». «Cercava i soldi, io l’ho riconosciuto», ha detto invece il marito della signora, «ci aveva già rapinato un’altra volta tanto che gli ho anche chiesto quasi scherzando come mai venisse sempre da no» Il tempo di chiamare i carabinieri, di ricevere qualche parola di conforto, e comincia il secondo atto. «Mentre uscivo dalla tabaccheria», ha ricordato la donna, «un uomo mi ha preso il braccio e mi ha puntato la pistola al petto. Voleva soldi, gli ho detto che non ne avevo. Poi è entrato nel negozio». Dentro, l’imputato e il padre vengono nuovamente minacciati. «Ha preso mio marito e gli ha puntato l’arma alla tempia, gli urlava "ti ammazzo come un cane"». «Gli ho detto che ci avevano appena rapinato, che non avevamo soldi», ha ricordato il padre dell’imputato. A quel punto, secondo il racconto della famiglia di tabaccai, il malvivente sarebbe uscito e avrebbe detto "spara", rivolgendosi a un complice appostato fuori. «Questo ha messo mano a una pistola, la stava puntando e allora è intervenuto mio figlio», ha detto la signora fornendo la sua versione. «Aveva in mano la sua pistola, ce l’aveva anche perché in un’altra rapina avevano quasi cercato di tagliargli il collo con un coltellaccio. Ha sparato, ma contro una macchina, per spaventare i rapinatori che sono fuggiti». In quel momento passava il dottor Curcione, trapassato al collo dalla pallottola. Vivo per miracolo e presente ieri in aula, dove ha accettato la proposta di risarcimento di 25.000 euro per il danno subito.
Sparò al bandito, ferì medico «Eccesso di legittima difesa»
Quel giorno aveva subito due rapine in 40 minuti