Roma Capitale

LA RESISTENZA

di Luigi Bisignani

Dalla Liberazione alla Resistenza. Il partigiano Marino si rintana nel bunker capitolino pronto a tutto. Deciso a far la guerra a Renzi mobilita i (pochi) fedelissimi rimasti, sfoglia i diari con le raccomandazioni dei compagni del Pd, pensa seriamente a non presentarsi dimissionario domani mattina. Cos’abbia in testa solo lui lo sa, per ora radicalizza lo scontro per passare alla storia da marziano a martire. Dai tempi di Tito, i romani sono abituati a vedere i cristiani sbranati dalle fiere nel Colosseo, a quattro passi dal Campidoglio. E così sarà per tutti i candidati sindaci di Roma fino a quando gli squinternati leader non indicheranno il vero nome e le alleanze. Andrà avanti un gioco al massacro, un balletto indecoroso che nauseerà ancora di più i cittadini. La prevendita per il prossimo spettacolo la sta facendo il capocomico uscente, Ignazio Marino, che ha allungato le rappresentazioni per altri venti giorni, promettendo, questa volta, un finale alla Dan Brown, con tanto di denunce e magari un karakiri pubblico per poter poi correre dai suoi amichetti di Philadelphia a farsi operare. Venti giorni entro i quali Renzi dovrà indicare il commissario prefettizio che guiderà il Comune fino alle elezioni. Si finirà con scegliere un Prefetto di serie C e altri quattro sub commissari di serie D lottizzati tra Ncd, Fi e Pd, che certamente non faranno ombra al Signor Prefetto e Commissario al Giubileo: quel Franco Gabrielli che ha iniziato la carriera tra i democristiani della Versilia con Enrico Letta ed è finito sull’Arno con Renzi. Gabrielli sarà un commissario molto gradito al presidente del Consiglio: non gli farà ombra ed eviterà risse mediatiche davanti alla porta Santa. Anche perché, altrimenti, salterebbe la sua nomina a capo della polizia, che è un campionato parallelo. Intanto si fronteggiano gli altri aspiranti al Campidoglio, tutti interessatissimi, ma che fingono olimpico disinteresse. Giorgia Meloni deve affrontare l’intima e rispettabile scelta se partorire un bimbo o accudire la Lupa; Alfio Marchini, che sembra il più illuminato, attende un segnale forse addirittura dallo Spirito Santo; Marianna Madia, Madonnina bis del presepe renziano, dopo aver attraversato tutte le capanne del Pd, aspetta un segnale invece dai Tre Magi; Alessandro Di Battista, l’esito del televoto del Grande Fratello, rischiando di mandare all’aria lo Statuto del M5s; Suad Sbai, grande colpo di Matteo Salvini, un cenno da un prossimo summit interreligioso di Assisi; Raffaele Cantone dovrà scegliere tra tutti gli incarichi che gli propongono, talmente tanti che quasi non riesce più a trovare il tempo per lavorare. E Matteo Renzi che fa? Si sente spiazzato, soprattutto come fiorentino. Roma, infatti, l’ha reso inadeguato. Perché non ha capito, assieme a quello statista di Matteo Orfini, cosa gli stava cadendo addosso e ha perso troppo tempo per correre ai ripari commissariando Roma molti mesi prima.Ora il Premier ha però un’occasione di riscatto e di trasparenza: pubblichi al più presto il rapporto integrale che i tre commissari hanno redatto sul malaffare. Tiri fuori le pagine che ha secretato. Lo faccia prima che inizino ad uscire i «pizzini» di Marino e che parta il processo su Roma capitale, che finirà per mettere tutto e tutti in un grande frullatore. E a quel punto forse Bergoglio, dopo aver licenziato il Sindaco, licenzierà pure il presidente del Consiglio. Alla Provvidenza non c’è mai limite.

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