La fallimentare gestione della giunta Marino continua a provocare le reazioni negative della Chiesa. Nuove bordate arrivano sia dall’Osservatore Romano, organo ufficiale della S. Sede, che dal Sir l’agenzia dei vescovi italiani. Il quotidiano vaticano, in un articolo firmato da Marco Bellizi nell’edizione odierna, parla delle «macerie» lasciate da Marino: «È caduto sotto i colpi di un'inesorabile serie di episodi - scrive l’autore del servizio - che, a seconda dei casi, sono stati quanto meno qualificati come gaffes, gesti francamente inopportuni o superficialità. Lo stesso Renzi era intervenuto nei mesi scorsi per sollecitare un cambio di passo e cominciare a ricostruire: "È onesto - aveva detto il presidente del Consiglio riferendosi a Marino - ma ora deve governare"». Poi il durissimo affondo: «Ora la capitale - a meno di due mesi dall'inizio del giubileo - ha la certezza solo delle proprie macerie. Di certo, c'erano le infiltrazioni mafiose anche nel sistema degli appalti, forti dell'appoggio di funzionari amministrativi fino a qualche mese fa intoccabili. Di sicuro c'è stato un velo oscuro sopra la gestione e la raccolta dei rifiuti e delle discariche mentre è evidente quanto i monumenti di Roma siano stati deturpati dai chioschi dei venditori ambulanti. A Roma non si riescono a liberalizzare e a rendere efficienti alcuni servizi essenziali, a partire dai trasporti pubblici. E la manutenzione delle strade fa sospettare che ci sia molto da indagare anche lì. Ma, sopra a tutto, c'è una sola grande certezza: Roma davvero non merita tutto questo». Ciò che merita la Capitale è invece «un sindaco che la ami». Lo ripete Domenico Delle Foglie, direttore del Servizio informazione religiosa, in un commento alle dimissioni del primo cittadino: «Quella di Ignazio Marino, il chirurgo prestato alla politica, è forse solo una pagina stinta e consumata dell’antipolitica. Quella, per intenderci, che si è sviluppata in questi anni all’interno del partito di maggioranza relativa, attraverso il meccanismo delle primarie che ha catapultato alcuni uomini sulla scena pubblica - afferma Delle Foglie - Di recente abbiamo ascoltato una frase molto significativa pronunciata e condivisa da alcuni romani "eccellentissimi": Roma ha bisogno di un sindaco che l’ami. Giusto, dovrebbe essere così in ogni città e sino all’ultima contrada del nostro Paese. Ma è anche vero che spesso la politica (di qualunque colore) ha scelto uomini di seconda o terza fila. O per lo meno (è il caso recente di Roma) non è riuscita a proporre una personalità dall’indiscusso profilo amministrativo, capace di governare secondo un progetto di Città Capitale e non sull’onda del pur giustificato moralismo giustizialista. Se si ripartirà con lo stesso piede sbagliato, l’insuccesso sarà assicurato». Preoccupazioni amplificate dall’imminenza dell’evento giubilare che metterà Roma (una volta di più, se ce ne fosse bisogno) sotto i riflettori dell’attenzione planetaria: «Una Capitale ha bisogno disperato di una classe dirigente figlia della migliore politica, capace di interpretare un progetto di futuro, di non farsi dettare l’ordine del giorno né dai poteri forti né dalla piazza manovrata, di tagliare i ponti con il malaffare, di alzare la guardia senza perciò paralizzare la normale attività amministrativa, di ripulire e scrostare la macchina burocratica, di scegliere il personale con l’accuratezza che merita un servizio pubblico, di avere piena consapevolezza del proprio ruolo guida in un territorio baciato dalla cultura e dalla bellezza - sostiene ancora il direttore del Sir - La Capitale ricordi sempre di avere una missione storica, quella di porta d’ingresso alla sede della cristianità». E aggiunge: «Non serve piaggeria, Papa Francesco giustamente la detesta, ma semplice rispetto per le donne e gli uomini di fede che a Roma vengono per pregare. Come pellegrini per il Giubileo, come è accaduto nei secoli che abbiamo alle spalle. Semplice? Niente affatto. Semplicemente dovuto. E giusto per essere chiari - conclude - ne va della faccia di tutti noi italiani, non solo dei romani. Se il successo dell’Expo di Milano ci onora tutti, un disastro nell’accoglienza per il Giubileo di Roma ci infangherebbe tutti».
Bordata dell’Osservatore Romano: «Marino lascia macerie»
Il giornale della Santa Sede: a Roma le uniche certezze sono infiltrazioni mafiose opaca gestione dei rifiuti e abusivismo commerciale
