Anche lo scoglio del contratto di servizio di Ama sembra superato. Ieri sera l’Assemblea Capitolina ha approvato il provvedimento che affida la gestione dei rifiuti alla municipalizzata fino al 2029. Voto spacchettato in due parti: sull'affidamento maggioranza compattata (26 favorevoli, 6 contrari e 0 astenuti); sull’eventuale esternalizzazione dello spazzamento contrari Sel e Radicali (22 favorevoli, 14 contrari e 0 astenuti). Ora però si apre un nuovo fronte. Annunciata infatti una pioggia di ricorsi. Non piace a molti consiglieri, di opposizione come di maggioranza, la "delibera schizofrenica" che da una parte conferma il ruolo di Ama Spa e dall’altra da’ mandato al management di «valutare il ricorso a formule di partenariato industriale». Ergo, coinvolgere imprese private in ogni anello del ciclo dei rifiuti, dallo spazzamento alla raccolta, passando per la gestione degli Ecodistretti. E, perché no, anche soci di capitale. Sveva Belviso, ex vicesindaco e capogruppo di Alta Destra, ha già pronto un dossier con tutte le sentenze amministrative che vieterebbero questa sorta di partenariato industriale post affidamento pubblico. «È vero – afferma l’esponente di centrodestra – che nella delibera non si specifica alcun ingresso nel capitale sociale, ma non lo si esclude nemmeno. Cosa vuol dire partenariato? Bisognava specificarlo. Così non va bene e crediamo che questo atto sia illegittimo». Paradossalmente, è molto simile la posizione di Riccardo Magi, consigliere dei Radicali, che ha addirittura preannunciato un ricorso all’Antitrust. «Da un lato – spiega Magi – la delibera riaffida per 15 anni in house il servizio e dall'altro dà indirizzo di ricercare un partner industriale per Ama senza prevedere una gara "a doppio oggetto", obbligatoria in questi casi». Dunque, il provvedimento dell’Assemblea Capitolina pare non accontentare nessuno: chi, come Sinistra Ecologia e Libertà, preclude quasi ideologicamente qualsiasi forma di intervento privato, e chi addirittura parla di «violazione delle norme sulla concorrenza». Di certo, ad alimentare il caos mediatico ci si è messo anche lo scivolone dell’ad Daniele Fortini, che a Repubblica ha rivelato di immaginare una Ama quotata in borsa, sul modello Acea. Parole che tradivano le rassicurazioni fornite in questi giorni dall’assessore capitolino all’Ambiente, Estella Marino, che ha sempre allontanato questa possibilità. È dovuto intervenire a gamba tesa il vicesindaco, Marco Causi: «Semmai questa Giunta volesse farlo, lo farebbe senza il sottoscritto vicesindaco», ha detto. Costringendo anche Fortini a fare dietrofront dopo poche ore. Ad oggi, leggendo attentamente la delibera, lo scenario futuro più concreto è quello di un’Ama pubblica, ma sostanzialmente svuotata, resa quasi una stazione appaltante, con l’affidamento dei servizi ai privati. «Abbiamo iniziato a disegnare il futuro della gestione del ciclo dei rifiuti, dalla raccolta allo smaltimento allo spazzamento», ha commentato Ignazio Marino a delibera approvata. Se ne riparlerà a luglio 2016, ovvero dopo il Giubileo.
In arrivo pioggia di ricorsi sull’Ama che apre ai privati
Belviso: «Ci sono sentenze che vietano il partenariato»