È ormai braccio di ferro tra gli avvocati dell’Ama e quindi il vertice dell’azienda e il sindaco Marino in merito ai licenziamenti nell’ambito dell’inchiesta «Parentopoli». I licenziamenti per gli assunti di Parentopoli in Ama, proposti a gran voce dal sindaco Marino, rischiano di trasformarsi nell’ennesimo boomerang mediatico, come è già capitato in passato per i vigili urbani «assenteisti» di Capodanno e i macchinisti «infedeli» della metropolitana dopo il caos del 17 aprile scorso. Anche in queste altre due situazioni Marino invocò il pugno di ferro, annuncio che però si risolse in un nulla di fatto. Adesso, con la vicenda Ama, ci risiamo. Il sindaco parla di «licenziamenti per chi è stato assunto sotto Parentopoli», cioè dei 41 della «black list», per i quali l’azienda aggirò la legge Brunetta. Ma la stessa Ama, ora, frena. Perché una cosa sono gli spot, le dichiarazioni politiche o l’annuncio che «fa titolo» sui giornali. «Della vicenda se ne stanno occupando i vertici di Ama, non io direttamente. Personalmente, però, se fossi io il capo azienda, affronterei anche il rischio di una causa per risarcimento. Perchè a volte il simbolo, il gesto è più importante del valore economico». Lo ha affermato ieri il primo cittadino di Roma, Ignazio Marino, a margine dell’inaugurazione della prima «Casa del Parco» nella valle della Caffarella, rispondendo alle domande sul caso delle assunzioni illegittime in Ama, la municipalizzata che si occupa della raccolta e smaltimento dei rifiuti in città. «Sono convinto che prevarrà la ragionevolezza. -ha proseguito Marino - Dovevamo prendere una decisione: riaffidare il servizio ad Ama che l’ha gestito negli ultimi 10 anni, oppure indire la gara. Noi abbiamo voluto dimostrare il nostro investimento nel servizio pubblico, nel quale io fondamentalmente credo, perchè non avremmo la stessa qualità della vita se gli ospedali o le scuole non fossero servizi pubblici». Il sindaco pi gira la palla ai cittadini. «Vogliamo affidare ai cittadini la possibilità, non con delle opinioni che ai fini scientifici non sarebbero valide, ma con interrogativi posti da un ente terzo, di dirci quale è la reale percezione di qualità della pulizia». «Credo che la classe politica, di qualsiasi ideologia, e i sindacati non pensino che sia un’eresia il fatto di affidare al popolo che paga le tasse per i servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti, un giudizio di qualità - aggiunge-. Perchè i veri azionisti di Ama sono le romane e i romani che la sostengono con le loro tasse. E l’azionista, ovvero il popolo, deve avere voce in capitolo». «Abbiamo voluto confermare la fiducia nell’azienda municipalizzata, ma sappiamo che la città non è pulita come dovrebbe, e questo per me è un problema. E l’ho sempre detto: trasporti, decoro e pulizia saranno priorità nell’anno del Giubileo. Ecco perchè abbiamo pensato di ridare ad Ama un servizio che vale circa 10 milioni di euro l’anno, ma stavolta chiedendo che il livello di pulizia delle strade e l'efficienza del ciclo dei rifiuti fosse valutato con metodi scientifici, perchè vogliamo ridurre almeno del 5% la tassa per la raccolta dei rifiuti e lo spazzamento delle strade a carico dei cittadini».
Ama, braccio di ferro sui licenziamenti
Il sindaco Marino chiede il pugno duro e un’azione dimostrativa
